
di Orietta Spera
Giunta alla sua quinta edizione, la mostra d’arte contemporanea “Mediterraneo. I Colori del Mare” è un progetto espositivo nato come omaggio all’estate, poi mutato in un manifesto di denuncia. Sensazioni profonde evocate dal blu del nostro Mare, giochi di luci, ombre e colori intensi, diventano occasione per ospitare opere correlate alle problematiche del Mediterraneo, dedicate a migliaia di vite perse e profughi ma anche di evidenziazione di fenomeni distruttivi come inquinamento e surriscaldamento globali. Alla Galleria GARD (Galleria Arte Roma Design), dal 1995 punto di riferimento capitolino, per eccellenza, di tanti che dell’arte fanno un moto di vita, l’esposizione, a cura di Sonia Mazzoli e Lorenzo Salinetti ospita 14 artisti e loro creazioni stupefacenti e più che mai attuali e motivanti, che spronano l’osservatore a fare meglio e di più in questo secolo e per la nostra Terra.
Immersi in un Mare dalle tante promesse e dalle oscurità insospettabili eppure palesi, Noemi Aversa, Ann Brown, Dario Capez, SilviaEly, Andrea Mazzoli, Sergio Mazzoli, Alessandra Morricone, il Gruppo Pavlovsky, Mariana Pinte, Valeria Puro, Fabio Papi, Monica Rea, Rodolfo Violo e la stessa Sonia Mazzoli, straordinaria curatrice e creatrice calata nei ritmi e negli intenti di GARD e sue variegate manifestazioni, sono presenti dal 24 giugno e lo saranno fino al 6 luglio con idee materiche e su tela accattivanti, diverse tra loro ma compatibili, in cui il blu la fa da padrone nelle sue gradazioni dal cobalto al turchese e dove l’anima, il cuore e l’intelletto vengono sollecitati, transitando per un percorso aulico, alla più dolorosa delle riflessioni.
Apparentemente tranquilla, l’esposizione “dispiega le sue vele” nel caos della vita, delle ingiustizie e dei morti in mare, che sono infiniti. All’accoglienza, nel padiglione d’apertura dei locali, la Rete dal buon pescato di una Sonia Mazzoli più che mai feconda fa subito presagire esclamazioni e punti interrogativi sull’Umanità, che si esplica attraverso gli altri elaborati, tra costellazioni, meduse vitree, volti di donna, manichini – simbolo di fine e rinascita, sguardi dolenti, volti di donna dal marcato e sovrano cromatismo.
E poi, d’impatto, negli interni di via dei Conciatori, due le proiezioni che affabulano e squarciano il velo, aprendo ad universi non più ignorabili; il primo è il corto “Le Parole”. Dedicato a tutte le donne esiliate e rifugiate, di Liliana Paganini. Attrice, acquarellista, fotografa, Paganini espone a Roma, sua città natale, ma anche a Torino, Palermo, Gibellina, Città del Messico, Tunisi e, dal 2007 produce pure opere di videoarte, proiettate nel corso di molteplici festival in Italia e nel mondo, aggiudicandosi numerosi premi. A seguire, assolutamente inedito, cattura l’attenzione il Progetto “Il Pianto del Mediterraneo”, spiegato dallo stesso autore, il Professor Andrea Mazzoli, realizzato con Sergio Mazzoli e già presentato al Padiglione Italia, Biennale di Architettura, Venezia 2025, Sezione tematica Ri-scoprire.
Un mare ricco, il Mediterraneo, ma principalmente “un muro e un cimitero”, “seminato di annegati”, come dalle parole autorevoli di Pietro Bartolo, medico per molto tempo a Lampedusa, attualmente parlamentare europeo. Non solo contenitore di ritrovamenti eccezionali come i Bronzi di Riace ma anche luogo prezioso e mistico di commozione e commemorazione: e se questa distesa azzurra è un cimitero, questo va evidenziato e reso riconoscibile. Come? Mediante l’installazione di lapidi galleggianti larghe otto metri ciascuna, in quel di Lampedusa, sovrastate da un’insegna che riporta, da un lato la croce cristiana, dall’altro la mezzaluna araba; questo è il “Il Pianto del Mediterraneo” una volta attuato: lapidi galleggianti rigorosamente di colore rosso, per essere riconoscibili nel blu e raggiungibili dai naufraghi, che divengono un “arcipelago di salvataggio”. Ed è così che, ricorda lo stesso Mazzoli, il Mediterraneo piange i “suoi” defunti ed inneggia, contemporaneamente, alla vita.