Charles Baudelaire, un rivoluzionario dei versi

«È necessario che vi dica (…) che in questo libro atroce ho messo tutto il mio cuore, tutta la mia tenerezza, tutta la mia religione (travestita), tutto il mio odio? È vero che io stesso scriverei il contrario, sarei pronto a giurare sui miei grandi dèi che si tratta di un libro di arte pura, di finzione, di gioco; e mentirei spudoratamente.»

Così scrive a Narcise Ancelle uno degli autori che ha rivoluzionato il modo di pensare e scrivere poesia in Francia, e non solo. Si tratta di Charles Baudelaire.

La prima cosa che viene in mente quando si pronuncia il nome dell’autore parigino, è tutta la categoria dei Poeti Maledetti e la sua opera più celebre: I fiori del male. Non è l’unico personaggio che dona nuova linfa alla generazione di poeti, rompendo gli schemi della poesia classica e consegnandosi all’eternità con opere uniche e una vita a dir poco sregolata.

Charles Baudelaire non è da meno, relativamente a Verlaine e Rimbaud. Il Poeta nasce a Parigi nel 1821, rimane orfano di padre quasi subito ed entra in contrasto, dato il carattere turbolento, col patrigno. Questo fatto influisce molto sul carattere e sulla sofferenza del giovane che, nonostante una educazione perfetta e momenti di ribellione, riesce a diplomarsi ugualmente. Da allora, inizia la leggenda del Poeta Maledetto, per via della frequentazione di compagnie discutibili, prostitute e uno stile di vita libertino che gli fa accumulare quasi parallelamente debiti e malattie veneree.

Tanto che più avanti lo stesso autore ricorda in Paradisi Artificiali la sua condotta a dir poco esemplare così: «Il vino esalta la volontà, l’hashish l’annienta. Il vino è un supporto fisico, l’hashish è un’arma per il suicidio.»

La famiglia lo imbarca così per una nave diretta in India. Ma l’autore non vi rimane molto, tanto che dopo breve tempo torna nel suo Paese. Da allora inizia a scrivere già alcuni componimenti.

La sua condotta di vita riprende sotto gli effetti delle erbe, le frequentazioni di prostitute e spese folli, tanto che Baudelaire, pur non avendo ancora pubblicato in questo periodo, è già conosciuto nei circoli letterari parigini per le sue rime e per la sua vita alquanto sregolata.

Nonostante la famiglia lo mantenga sotto la custodia di un notaio, è in questo periodo che entra a far parte di un circolo letterario. Si tratta de Le club des Hashischins, di cui fanno parte alcuni dei più grandi autori di alloraq: Gautier, Nerval, Balzac, Dumas padre e Balzac.

Nell’anno 1845 vede la luce una prima bozza de I fiori del male. Le recensioni sono di gran successo, ma nello stesso tempo l’autore tenta il suicidio. Scampato alla morte, partecipa ai moti rivoluzionari del 1848. Poi, assiste alla nascita della Seconda Repubblica Francese, preludio a sua volta del Secondo Impero Napoleonico. Questo ha dei grandi riflessi sulla produzione letteraria dell’autore.

Baudelaire nella sua opera principale infatti mostra quanto ammiri la musica di Wagner e gli scritti di Edgar Allan Poe, tanto che lo Spleen è tuttora la lirica più conosciuta dell’autore.

«Ho più ricordi che se avessi mille anni. Un grosso mobile a cassetti, zeppo di conti, versi, biglietti d’amore, processi, romanze e pesanti ciocche di capelli avvolte in quietanze, nasconde meno segreti del mio triste cervello.»

Ma non solo: egli ha una grande influenza su molta parte della cultura a venire. Basti pensare alla generazione di poeti che si rifà alla sua poetica: Mallarmè, Valèry, Verlaine, Rimbaud; la generazione dei poeti Scapigliati in Italia; un saggista e prosatore come Proust; il Decadentismo e quello che si rifà alla corrente Modernista. Lo stesso Dino Campana ammette di essere influenzato dal grande autore, considerato un precursore di tutto quello che verrà dopo di lui.

Dopo tanti travagli e una vita condotta tra eccessi, Baudelaire muore nel 1867, a soli 46 anni. Un ictus lo rende in parte paralizzato; ma non sono da dimenticare gli effetti della sifilide, che si porta dietro dagli anni tribolati e della propria gioventù.

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