È morto all’età di 68 anni Afrika Bambaataa, figura fondamentale nella nascita e nello sviluppo della cultura hip hop. Il DJ e produttore statunitense, il cui vero nome era Lance Taylor, si è spento in Pennsylvania a causa di un tumore alla prostata.

Considerato uno dei padri fondatori dell’hip hop insieme a nomi come Kool Herc e Grandmaster Flash, Bambaataa ha avuto un ruolo decisivo nella diffusione del genere fin dagli anni Settanta, contribuendo a trasformarlo da fenomeno di strada a movimento culturale globale.

Nato nel 1957 nel South Bronx, in un contesto sociale difficile, iniziò la sua attività organizzando feste di quartiere che divennero presto punti di riferimento per la scena emergente. Da quell’esperienza nacque la Universal Zulu Nation, collettivo fondato con l’obiettivo di promuovere valori di pace, unità e creatività attraverso la musica.

Il suo contributo musicale resta centrale: nel 1982 pubblicò “Planet Rock”, brano rivoluzionario che mescolava hip hop ed elettronica, segnando una svolta decisiva per il suono del genere e influenzando anche le successive evoluzioni della musica dance.

Tuttavia, la sua eredità artistica è stata negli ultimi anni profondamente segnata da accuse di abusi sessuali su minori. Diverse testimonianze emerse a partire dal 2016 hanno coinvolto il musicista, che ha sempre respinto ogni addebito. Le vicende giudiziarie e mediatiche hanno contribuito a oscurare parte del suo ruolo storico, rendendo la sua figura una delle più controverse della scena hip hop contemporanea.

Con la sua scomparsa si chiude un capitolo cruciale della storia della musica: quello di un artista capace di ridefinire linguaggi e immaginari, ma il cui percorso resta segnato da una complessità che continua a interrogare il suo lascito culturale.