Edgar Allan poe, un’esistenza noir

Edgar Allan Poe, un’esistenza noir

C’è un dettaglio ‘noir’ che collega alcuni poeti e romanzieri, seppure vissuti in epoche diverse. Scoprire Poe per chi vi scrive ha significato collegarlo inevitabilmente a un altro autore, magari meno noto: ci riferiamo a François Villon, che con la sua celebre Ballata degli impiccati’, aprì a sua insaputa la sempre più folta categoria dei ‘Poeti Maledetti’. Edgar Allan Poe ne fa quindi parte a buon diritto, perché di noir nelle sue opere e nella vita che condusse se ne scopre in abbondanza.

Alzi la mano chi non conosce almeno una delle sue celebri opere, che lo hanno consegnato alla immortalità: Il corvo, Il gatto nero, Tamerlano, Il pozzo e il pendolo, La maschera della morte rossa, e così via. L’autore ci ha lasciato una miriade di opere che ne tratteggiano insieme la turbolenta vita e il carattere altrettanto poco equilibrato.

Di lui sappiamo che nacque a Boston, una delle città portuali più importanti degli Stati Uniti, e qui nacque il 19 gennaio 1809, da una famiglia di artisti di teatro. La vita del futuro autore ‘nero’ per eccellenza si presentò da subito tribolata, poiché nel 1810 il padre abbandonò la famiglia e l’anno seguente la madre morì di tubercolosi. Il bambino venne così affidato alla custodia di una famiglia di origine scozzese: gli Allan. Pur non essendo mai stato adottato formalmente da essi, da quel momento il mondo lo conobbe come Edgar Allan Poe.

Gli Allan si trasferirono per un periodo in Gran Bretagna e qui il futuro poeta e scrittore iniziò la sua ascesa. Tanto che in una delle opere meno note ai più, il William Wilson, descrive con dovizia di particolari le lezioni di matematica svolte in un cimitero; qui iniziò a comporre in rima, tanto da meritarsi il soprannome di jingle-man. Fu forse dall’aver frequentato le lezioni in quei luoghi cupi, che scaturì la sua natura poco equilibrata. Nella mia infanzia mostrai di avere ereditato questi caratteri di famiglia; discendo da una razza che si è sempre distinta per immaginazione e temperamento facilmente eccitabile…’, scrisse in un passaggio ben descritto della suddetta opera.

Una volta tornato negli Stati Uniti con la famiglia adottiva, si iscrisse alla Accademia di Richmond, dove però venne espulso, seppure riuscì in breve a iscriversi alla Università della Virginia, per seguire il corso di lingue antiche e moderne. Fu forse qui che iniziò la leggenda che tuttora avvolge il suo nome. L’università, fondata da Thomas Jefferson, aveva regole severe: Poe le trasgredì tutte, dalla prima all’ultima. Litigò col padre adottivo, accumulò debiti immensi, per via della scellerata passione verso l’alcol e il gioco d’azzardo. Dopo un solo anno, si ritirò per arruolarsi nell’Esercito. Qui usò un nome falso e dichiarò di avere qualche anno in più, arrivando in breve alla carica di artificiere. Nel frattempo non smise di scrivere, tanto che in questo periodo venne pubblicato il suo primo libro di poesie: Tamerlano.

Il suo libro Poems, ad esempio, egli lo dedicò ai cadetti dell’Esercito degli Stati Uniti, nel momento in cui dichiarò di essersi arruolato sotto falso nome e sapeva di andare incontro alla Corte Marziale. Furono i suoi cari compagni d’arme a sottoscrivere una colletta e a dargli ben 170 dollari per la pubblicazione. Qui è inclusa la poesia ‘A Elena’, dedicata probabilmente a una delle tante donne che conobbe, e che per Poe ebbe un significato particolare: si legge infatti,

Elena, la tua beltà è per me,/come quelle niceane barche d’una volta,/che dolcemente, su ‘n mare profumato,/il lasso viandante, stanco d’errare portavano/verso la sua sponda natale.

Poe morì il 7 ottobre del 1849, dopo che un passante lo trovò in stato confusionale per le vie di Baltimora, e le cui cause furono attribuite al consumo eccessivo di alcol. A distanza di tempo, è giusto sfatare il mito di Poe che faceva uso continuo di droghe e alcol. Egli iniziò a farne uso dopo la morte della moglie, Virginia Clemm, che aveva sposato quando lui aveva 26 anni e lei appena tredici. Nel 1842 lei avvertì i primi sintomi di quella tubercolosi che dovette consumarla fino alla morte, avvenuta nel 1847. Da quella data del 1842, Poe scrisse per il dolore tutti i suoi capolavori: da Il faro a Il Corvo, da La maschera della morte rossa a Il pozzo e il pendolo, da Enigma a Il Gatto Nero, terminando con La filosofia della composizione, opera nella quale trasferì tutta la sua amarezza perla perdita della moglie in queste righe: ‘Dunque la morte di una bella donna è, fuor di discussione, il più poetico tema in tutto il mondo.’

Poe venne tradotto in Francia da Charles Baudelaire e divenne subito ispiratore di tanti altri autori, a cominciare dalle influenze sulla neo letteratura horror e su altri autori maledetti. A ciò si aggiunse, oltre al suo stile unico e intriso di tante contaminazioni, anche le notizie sulla vita tribolata e sulle sue vicissitudini, che lo condussero a una morte precoce.

In ultimo aggiungiamo un dettaglio di non poco conto. Da un registro denominato ‘Street Book’, conservato tuttora nella Sezione Libri Rari della Biblioteca Pubblica di Boston, apprendiamo che la casa natale di Edgar Allan Poe si trovava al numero 62 di Carver Street. Un secolo dopo la morte del grande poeta e scrittore statunitense, si è scoperto con grande dispiacere che oltre a non esserci più la casa natale di Poe, abbattuta dalla Boston Edison Company, neanche più la strada si chiama così: oggi troverete una lapide commemorativa al pubblico in quella che si chiama invece Charles Street South.

 

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