Qualche giorno fa (il 16 agosto) Pippo Baudo ci ha salutato, la sua forma fisica vivente non è più tra noi. Per quanto riguarda quella virtuale già da tempo non faceva parte del quotidiano di molti, tra le scarne apparizioni e l’interesse sempre in diminuzione dei fu teledipendenti.
Pippo è stato virale quando perfino telefonare era un’impresa, altro che cellulari. Un uomo mutato dal bianco e nero ai colori, sempre più vivi, in un’era lunga e densa di cambiamenti.
Le notizie arrivavano a spizzichi e bocconi e risultavano imponenti, importanti, degne di un’attenzione che con la saturazione dell’informazione oggi può sembrare addirittura surreale. Non parlo di ciascuno di noi, parlo della massa, alla quale comunque, per forza o devozione, ci ritroviamo pur ad appartenere.
Pippo Baudo era la televisione che vestiva elegante perché per entrare nelle case degli altri bisognava curarsi, dare inizialmente quel rispetto dall’odore di valori d’altri tempi.
Nessuna nostalgia, i tappeti sono sempre gli stessi nel nostro bel paese, allora come oggi, abitati da tutto quello che si vuol celare e che, in quanto a volume, non sfigura con quello che sfila sotto gli occhi di tutti.
La cravatta era un simbolo anche di professionalità perché per fare un certo mestiere, qualunque esso sia, perfino nel campo dell’arte, si pretendeva una competenza oltre a doti particolari.
Cresciuti davanti ad una televisione certamente più profonda, almeno fisicamente, a causa del tubo catodico che strabordava dietro lo schermo duro e curvo, ciascuno di noi aveva una finestra sul mondo e Pippo, per diverse epoche, era un punto di riferimento, una garanzia, il capo condominio che sa fare il suo e dal quale, in fin dei conti, nessuno pretendeva di più. La sicurezza del nazional popolare, un simbolo, più della Carrà perché lei Sanremo lo ha presentato solo una volta ed avevamo svalicato il 2000, mentre lui era stato il mattatore delle edizioni indimenticabili.
Un personaggio pubblico, un siciliano dall’italiano impeccabile, un timbro di voce inseguito dagli imitatori ma mai raggiunto, per costanza e durata semplicemente “il presentatore”.
A chi è giunto dopo, appartenente ad un’anagrafica più recente dei fasti della grande tv italiana, basti questa citazione per calibrare la portata di questa figura: in uno dei brani più iconici degli Squallor, un gruppo musicale irriverente, provocatorio, quasi di controcultura, un capo indiano chiede a suo figlio:
«A chi vuoi più bene, a mamma o a papà?»
E il bambino, senza esitare, sentenzia:
«A Pippo Baudo.»