
di Yuleisy Cruz Lezcano
L’avocetta comune, Recurvirostra avosetta, è un uccello elegante e inconfondibile, con il piumaggio bianco e nero che sembra disegnato con cura e un lungo becco sottile rivolto all’insù, come una curva delicata che le dà un’aria quasi irreale. Si muove con passo leggero nelle acque basse, sfiorando la superficie con movimenti armoniosi, mentre il becco oscilla da un lato all’altro alla ricerca di minuscole forme di vita. Il suo modo di nutrirsi è silenzioso e preciso, come se seguisse un ritmo antico inciso nell’acqua stessa.
Nelle saline di Cervia trova uno degli ambienti più adatti alla sua esistenza. Qui, tra vasche salmastre, argini chiari e riflessi che cambiano con la luce del giorno, l’avocetta vive e nidifica, approfittando della tranquillità e della ricchezza di piccoli organismi che popolano questi specchi d’acqua. Le saline non sono solo un luogo di lavoro dell’uomo, ma anche un paesaggio sospeso, dove natura e tempo sembrano rallentare, offrendo a molte specie un rifugio prezioso.
In questo scenario l’avocetta diventa presenza discreta ma viva, spesso in piccoli gruppi, mentre attraversa la laguna con movimenti misurati. Durante la stagione riproduttiva sceglie superfici aperte e poco vegetate per deporre le uova, affidando alla semplicità del terreno e alla vigilanza del gruppo la sopravvivenza dei piccoli. Quando la luce si riflette sulle acque ferme e il vento increspa appena la superficie, la sua figura appare e scompare come un segno leggero, parte integrante di un equilibrio fragile ma continuo, che nelle saline di Cervia trova una delle sue espressioni più suggestive.
CONTEMPLAZIONE
Vorrei sedermi qui per sempre,
a guardarti, avocetta, tra acque lievi,
con le cose nude e il passo sottile
che scrive nel fango una musica chiara.
Il sole scalda l’altezza dell’orizzonte,
e tu lo attraversi senza peso,
bianca e nera come un accordo perfetto,
sospesa tra aria e riflesso.
Va’ libera con gesto e respiro,
batti il becco ricurvo nel vento
e poi ritorna a questi tremori
dove lo scuotere dei pesci muore
in un cerchio che subito tace.
Va’ dove le piume si scaldano,
all’altezza dell’orizzonte che vede
passare i secoli reiterati,
Va’ e cerca nello scuotere dei pesci la morte che muore
mantenendo intatta l’innocenza.
Cerca e prendi dalla lingua atavica,
l’imperativo del sale che guida,
prendi dal tocco preciso che cerca la vita,
che io resto dentro il tuo andare.