
Benvenuto mese di luglio!
Luglio è il mese della luce piena, del grano maturo, delle cicale che accompagnano i pomeriggi assolati e delle sere che sembrano non voler finire mai. È il tempo in cui la natura raggiunge la sua massima intensità e invita a rallentare, ad ascoltare il ritmo delle stagioni e quello più intimo dell’anima.
Anche la poesia, da sempre, ha saputo cogliere il volto autentico di questo mese: quello della pienezza e dell’attesa, della nostalgia che si mescola alla felicità, del viaggio, del mare, dei campi dorati e dell’estate che si dispiega in tutta la sua forza. I versi dedicati a luglio raccontano una stagione esteriore, ma soprattutto un paesaggio interiore, fatto di ricordi, desideri e silenzi.
Per questo nuovo appuntamento con Le più belle poesie del mese, Poesia Femminile Singolare propone una selezione di autori che, ciascuno con la propria voce, hanno saputo trasformare luglio in immagine, emozione e memoria. Un percorso poetico da leggere lentamente, lasciandosi attraversare dalla luce intensa di un mese che, più di ogni altro, sembra sospendere il tempo.

Ma se il tramonto
di Attilio Bertolucci (1911 – 2000)
Ma se il tramonto dura sulle cime
degli alberi che chiudono la pianura
soffocata da brume estive, il cielo
è una leggera arida spoglia inerte.
Eterno giorno, che cos’è la morte
quando sui visi radianti si posa
la maschera lucente
del tramonto lentissimo di luglio?
Non c’è memoria più, non c’è speranza
nel transito fatale del tempo.
“Verso le sorgenti del Cinghio” (Garzanti, Milano, 1993)

Mattina di luglio
di Franco Fortini (1917-1994)
Nulla flette al largo la riga vergine
della mattina e nulla nell’aria trema
se non fili o la timida vertigine
delle fogliuzze dei salici. Chi rema
va in un medio placido sulla voragine.
I primi gridi si isolano.
Noi ci siamo venduti alla paura,
a vizi inavvertiti, alla speranza,
alla pietà.
“Una volta per sempre” (Mondadori, Milano 1963)

12 luglio 1980
di Primo Levi (1919 -1987)
Abbi pazienza, mia donna affaticata,
abbi pazienza per le cose del mondo,
per i tuoi compagni di viaggio, me compreso,
dal momento che ti sono toccato in sorte.
Accetta, dopo tanti anni, pochi versi scorbutici
per questo tuo compleanno rotondo.
Abbi pazienza, mia donna impaziente,
tu macinata, macerata, scorticata,
che tu stessa ti scortichi un poco ogni giorno
perché la carne nuda ti faccia più male.
Non è più tempo di vivere soli.
Accetta, per favore, questi 14 versi,
sono il mio modo ispido per dirti cara,
e che non starei al mondo senza di te.
Ad ora incerta (Garzanti, 1984)

I primi di Luglio
di Eugenio Montale (1896-1980)
Siamo ai primi di luglio e già il pensiero
è entrato in moratoria.
Drammi non se ne vedono,
se mai disfunzioni.
Che il ritmo della mente si dislenti,
questo inspiegabilmente crea serie preoccupazioni.
Meglio si affronta il tempo quando è folto,
mezza giornata basta a sbaraccarlo.
Ma ora ai primi di luglio ogni secondo sgoccia
e l’idraulico è in ferie.
“Diario del ’71 e del ’72” (Mondadori, Milano 1972)

Sera di luglio in giardino
di Agostino Richelmy (1900-1991)
Si rompe il cielo al rozzo
e remoto frastuono dei decrepiti
motori e degli aerei supersonici.
Timida olezza l’aria
e nella grigia luce
vedo gl’immacolati gelsomini.
Pie corolle nel chiostro
dei loro steli attorcigliati stretti
al graticcio murale
sono sorprese or ora
dal taciturno arrivo
dei volatili insetti.
Imenotteri bruni
testé nati dalla marcida palude
sembrano modellini
di novelli elicotteri.
Sotto la luna tronca e semispenta
nel nuvolone rotto
me li figuro, mostri
pelosi che natura
mutua d’esca e diletico
pone, ganzi o lenoni,
sulle corolle intemerate
degli efebici gelsomini.
“La lettrice di Isasca” (Garzanti, Milano 1986)

Afa di luglio. Il canto che non varia
di Camillo Sbarbaro (1888-1967)
Afa di luglio. Il canto che non varia
delle cicale; il ciel tutto turchino;
intorno a me, nel gran prato supino,
due fili d’erba immobili nell’aria.
Un sopor dolce, una straordinaria
calma m’allenta i muscoli. Persino
dimentico di vivere. Mi chino
coi labbri ad una bocca immaginaria…
E sento come divenute enormi
le membra. Nel torpore che lo lega,
mi pare che il mio corpo si trasformi.
Forse in macigno. Rido. Poi mi butto
bocconi. Nell’immensa afa s’annega
con me la mia miseria, il mondo, tutto.
“Resine” (Caimo, Genova 1911)

Ora che domina luglio
di Rocco Scotellaro (1923 -1953)
Ancora non mi palpita una fede:
per questo mi viene la luce
e non me la sento il mattino
e so il mio giorno rapito
in un vortice inane.
Se fossi zolla!
M’avrebbe rimossa la vanga,
darei erbe e frutti
a questa stagiona che sorvola.
E sono sorgente seccata
che mi scansano le greggi
ora che domina luglio.
“È fatto giorno” (Mondadori, Milano 1954)

O luglio, tu sei come un giovinetto
di Federigo Tozzi (1883-1920)
O luglio, tu sei come un giovinetto
ch’abbia le chiome molli e succolente
come frutta mature; e per diletto
tu porti ai contadini le semente.
Onde le floride aie sono il letto
dove pieghi i ginocchi sorridente
e stanco. Ma il tuo biancheggiante petto
pieno è di sole come sangue ardente.
E pare che la luna sia più gonfia
nel cielo, dove perde tutto il latte;
e gli alberi si toccano le foglie.
Ma, la mattina, il gallo canta e tronfia
se le galline gli si metton chiatte,
per soddisfare tutte le sue voglie.
“La zampogna verde” (Puccini, Ancona 1911)

Di Luglio
di Giuseppe Ungaretti (1888-1970)
Quando su ci si butta lei,
Si fa d’un triste colore di rosa
Il bel fogliame.
Strugge forre, beve fiumi,
Macina scogli, splende,
È furia che s’ostina, è l’implacabile,
Sparge spazio, acceca mete,
È l’estate e nei secoli
Con i suoi occhi calcinanti
Va della terra spogliando lo scheletro.
“Sentimento del Tempo” (Vallecchi, Firenze 1933)