
Settembre è un mese di confine. Ha ancora addosso la luce dell’estate, ma qualcosa è già cambiato: le giornate si accorciano, l’aria si fa più sottile, i colori lentamente mutano e persino il tempo sembra assumere un ritmo diverso. È il mese dei ritorni, delle ripartenze, ma anche di una malinconia particolare, quella delle cose che stanno finendo senza essere ancora davvero finite.
Non sorprende che settembre abbia attraversato la poesia lasciando versi memorabili. Poeti e poetesse ne hanno raccontato la luce, i paesaggi, la vendemmia, il mutare della natura, ma soprattutto quella sensazione difficilmente definibile di trovarsi sulla soglia fra due stagioni.
Per Poesia Femminile Singolare abbiamo scelto alcune delle poesie più belle capaci di raccontare settembre e le emozioni che porta con sé.

Settembre
di Attilio Bertolucci
Chiaro cielo di settembre
illuminato e paziente
sugli alberi frondosi
sulle tegole rosse
fresca erba
su cui volano farfalle
come i pensieri d’amore
nei tuoi occhi
giorno che scorri
senza nostalgie
canoro giorno di settembre
che ti specchi nel mio calmo cuore.
Luminosissima: cielo chiaro, erba fresca, farfalle e un settembre che «scorre senza nostalgie». È contenuta in Sirio (1929).

Settembre a Venezia
di Vincenzo Cardarelli
Già di settembre imbrunano
a Venezia i crepuscoli precoci
e di gramaglie vestono le pietre.
Dardeggia il sole l’ultimo suo raggio
sugli ori dei mosaici ed accende
fuochi di paglia, effimera bellezza.
E cheta, dietro le Procuratìe,
sorge intanto la luna.
Luci festive ed argentate ridono,
van discorrendo trepide e lontane
nell’aria fredda e bruna.
Io le guardo ammaliato.
Forse più tardi mi ricorderò
di queste grandi sere
che son leste a venire,
e più belle, più vive le lor luci,
che ora un po’ mi disperano
(sempre da me così fuori e distanti!)
torneranno a brillare
nella mia fantasia.
E sarà vera e calma
felicità la mia.
È un settembre fatto soprattutto di luce e distanza. La bellezza veneziana è ancora intensa, ma già attraversata dalla consapevolezza della sua precarietà: quei «fuochi di paglia» sono splendidi proprio perché destinati a spegnersi.

I pastori
di Gabriele D’Annunzio
Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.
Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natía
rimanga ne’ cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.
E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!
Ora lungh’esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l’aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.
Ah perché non son io co’ i miei pastori?
D’Annunzio racconta la transumanza dei pastori abruzzesi, che a settembre lasciano gli stazzi montani e scendono verso il mare seguendo gli antichi tratturi. Ma il paesaggio diventa anche memoria, nostalgia e appartenenza alla propria terra (Da “Alcyone”, Milano 1904).

Arietta Settembrina
di Alfonso Gatto
Ritornerà sul mare
la dolcezza dei venti
a schiuder le acque chiare
nel verde delle correnti.
AI porto, sul veliero
di carrubbe l’estate
imbruna, resta nero
il cane delle sassate.
S’addorme la campagna
di limoni e d’arena
nel canto che si lagna
monotono di pena.
Così prossima al mondo
dei gracili segni,
tu riposi nel fondo
della dolcezza che spegni.
Mare, vento, campagna, limoni: settembre è raccontato attraverso una musicalità dolce e malinconica (da Nuove poesie, 1950).

Settembre
di Hermann Hesse
Triste il giardino,
cade la fresca pioggia sui fiori
L’Estate trema
tranquillamente verso la fine.
Gocciola una dopo l’altra una foglia d’oro
giù dalla grande acacia.
L’estate sorride con stupore e nostalgia
nel sogno del Giardino morente.
S’attarda tra le rose,
Si ferma desiderosa di pace;
Lentamente chiude i suoi grandi
occhi pesanti di stanchezza.
L’estate viene personificata come una creatura stanca che indugia fra le rose prima di chiudere gli occhi. Il testo è del 1927.

September
by Helen Hunt Jackson
O golden month! How high thy gold is heaped!
The yellow birch-leaves shine like bright coins strung
On wands; the chestnut’s yellow pennons tongue
To every wind its harvest challenge. Steeped
In yellow, still lie fields where wheat was reaped;
And yellow still the corn sheaves, stacked among
The yellow gourds, which from the earth have wrung
Her utmost gold. To highest boughs have leaped
The purple grape,—last thing to ripen, late
By very reason of its precious cost.
O Heart, remember, vintages are lost
If grapes do not for freezing night-dews wait.
Think, while thou sunnest thyself in Joy’s estate,
Mayhap thou canst not ripen without frost!
Settembre
di Helen Hunt Jackson
O mese d’oro! Quanto in alto si accumula il tuo oro!
Le foglie gialle delle betulle splendono come monete lucenti
infilate sui rami; i gialli vessilli del castagno
lanciano a ogni vento la loro sfida di raccolto.
Immersi nel giallo giacciono ancora i campi dove il grano è stato mietuto;
e gialli sono ancora i covoni di mais, ammucchiati
tra le zucche dorate, che dalla terra hanno tratto
fino all’ultima stilla del suo oro.
Fino ai rami più alti si è arrampicata
l’uva purpurea, ultima a maturare, tardiva
proprio a causa del suo prezioso valore.
O cuore, ricorda: i raccolti della vendemmia vanno perduti
se l’uva non attende le gelide rugiade della notte.
Pensa, mentre ti scaldi al sole nella dimora della Gioia:
forse anche tu non puoi maturare senza attraversare il gelo!
Settembre è il mese dell’oro, della vendemmia e della maturazione, fino all’idea che talvolta sia necessario attraversare il gelo per maturare davvero.

La luna nuova di settembre su la buia
di Sandro Penna
La luna di settembre su la buia
valle addormentata ai contadini il canto.
Una cadenza insiste: come lento
respiro di animale, nel silenzio,
salpa la valle se la luna sale.
Altro respira qui, dolce animale
anch’egli silenzioso. Ma un tumulto
di vita in me ripete antica vita.
Più vivo di così non sarò mai.
Un settembre notturno e sospeso, in cui il canto dei contadini e la luna che sale sulla valle risvegliano nel poeta un’intensissima, quasi primordiale, sensazione di vita. Sandro Penna, “La luna nuova di settembre su la buia”, da «Frontespizio», 1939.

Settembre
di Luigi Pirandello
Le speranze se ne vanno
come rondini a fin d ’anno:
torneranno?
Nel mio cor vedovi e fidi
stanno ancora appesi i nidi
che di gridi
già sonaron brevi e gaj:
vaghe rondini, se mai
con i raj
del mio Sole tornerete,
le casucce vostre liete
troverete.
Un settembre sospeso tra luce e malinconia, in cui il paesaggio che lentamente cambia stagione diventa specchio del tempo che passa e dell’inquietudine dell’animo. Luigi Pirandello, “Settembre”, da «Nuova Antologia», 1910.

Ora che sale il giorno
di Salvatore Quasimodo
Finita è la notte e la luna
si scioglie lenta nel sereno,
tramonta nei canali.
È così vivo settembre in questa terra
di pianura, i prati sono verdi
come nelle valli del sud a primavera.
Ho lasciato i compagni,
ho nascosto il cuore dentro le vecchie mura,
per restare solo a ricordarti.
Come sei più lontana della luna,
ora che sale il giorno
e sulle pietre batte il piede dei cavalli!
Settembre è vivo, verde, ancora quasi primaverile, ma attraversato dalla lontananza e dal ricordo della persona amata.

Pioggia di settembre
di Leonardo Sciascia
Le gru rigano lente il cielo,
più avido è il grido dei corvi;
e il primo tuono rotola improvviso
tra gli scogli lividi delle nuvole,
spaurisce tra gli alberi il vento.
La pioggia avanza come nebbia,
urlante incalza il volo dei passeri.
Ora scroscia sulla vigna, tra gli ulivi;
per la rabbia dei lampi preghiere
cercano le vecchie contadine.
Ma ecco un umido sguardo azzurro
aprirsi nel chiuso volto del cielo;
lentamente si allarga fino a trovare
la strabica pupilla del sole.
Una luce radente fa nitido
il solco dell’aratro, le siepi s’ingemmano;
tra le foglie sempre più rade
splende il grappolo niveo dei pistacchi.
Una pioggia settembrina che trasforma il paesaggio siciliano: dal cielo cupo e minaccioso riemerge lentamente la luce, in un’immagine di rinascita e di ritrovata limpidezza. Leonardo Sciascia, “Pioggia di settembre”, da La Sicilia, il suo cuore, G. Bardi, Roma, 1952.

Settembre
di Vittorio Sereni
Già l’olea fragrante nei giardini
d’amarezza ci punge: il lago un poco
si ritira da noi, scopre una spiaggia
d’aride cose,
di remi infranti, di reti strappate.
E il vento che illumina le vigne
già volge ai giorni fermi queste plaghe
da una dubbiosa brulicante estate.
Nella morte già certa
cammineremo con più coraggio,
andremo a lento guado coi cani
nell’onda che rotola minuta.
Molto più inquieta: la fine dell’estate diventa percezione della fine, ma anche invito ad affrontarla con coraggio. La versione definitiva entrò in Frontiera (1941).