A chi lo sa

di Gesualdo Bufalino

 

S’io sapessi cantare
come il sole di giugno nel ventre della spiga,
l’ubiquo invincibile sole;
s’io sapessi gridare
gridare gridare come il mare
quando s’impenna nel ludibrio d’aquilone;
s’io sapessi, s’io potessi
usurpare il linguaggio della pioggia
che insegna all’era crudeli dolcezze…
oh allora ogni mattino,
e non con questa roca voce d’uomo,
vorrei dirti che t’amo
e sui muri del mio cieco cammino
scrivere la letizia del tuo nome,
le tre sillabe sante e misteriose,
il mio sigillo di nuova speranza,
il mio pane, il mio vino,
il mio viatico buono.

Giugno

di Giosuè Carducci

È il mese dei prati erbosi e delle rose;
il mese dei giorni lunghi e delle notti chiare.
Le rose fioriscono nei giardini, si arrampicano
sui muri delle case. Nei campi, tra il grano,
fioriscono gli azzurri fiordalisi e i papaveri
fiammanti e la sera mille e mille lucciole
scintillano fra le spighe.
Il campo di grano ondeggia al passare
del vento: sembra un mare d’oro.
Il contadino guarda le messi e sorride. Ancora
pochi giorni e raccoglierà il frutto delle sue fatiche.

 

 

Mio adorabile giugno

di Valerie Dohren

O vieni dolce giugno, mio adorabile giugno
Il mese in cui prima fioriscono le rose –
Un tappeto meraviglioso e colorato
Dalla luce del sole baciata durante il giorno,
Così scacciando tutte le mie preoccupazioni.

E riparato sopra, il toro stellato,
Scintillante lì, così bello,
Adornando così i cieli settentrionali
Quando muore la luce abbagliante del giorno –
È come uno scorcio di paradiso.

Quindi arrampicata in alto nella distesa di cieli
Il sole sorge, per migliorare così
Lo splendore che è tutto intorno.
O giugno, giusto giugno, in cui abbondano
I regali delle stagioni, che circondano completamente,

Con petali di fiori morbidi spiegati
E le viti intorno al traliccio arricciate.
L’erba è dolce e riccamente verde
Con lucentezza luminescente brillante –
La tua faccia, il mio giugno, una bella scena.

I garofani prosperano negli anni
Scoppiando dalle lacrime di Maria,
E l’aria profumata al caprifoglio,
Nessun’altra fragranza si confronta –
Cerco di rimanere sempre lì.

O giugno, caro giugno, per te aspetto –
Il mio desiderio di sempre diminuirà
Quando ricorri con tutta la tua grazia
Per sollevare il mio cuore e illuminare la mia faccia,
E così la mia anima da abbracciare pienamente.

Tale pura delizia, tutto il cielo inviato,
O giugno, il mio giugno, porti contenuti.
Sei tu per cui ho sempre desiderato,
In attesa quindi del tuo prezioso ritorno –
O giugno, il mio delizioso soggiorno di giugno.

 

 

Nel mese di giugno

di Mario Luzi

Nel mese di giugno
la città quando sospesa
e alta sopra il nostro sperdimento
si desta alla frecciata delle luci

all’ora incerta tra vigilia e sonno
che il corpo inciampa nel suo peso
ma si rialza sulla sua fatica

nella pausa del tempo tra la rondine e l’assiolo
tra la vita e la sua sopravvivenza,

Tu che spezzi la servitù e l’orgoglio
– dicono – della sofferenza, vieni
se già non sei dovunque
in veste di randagio,

d’infermo, di bambino tribolato.
Segui il timido, accosta il solitario,
ripeti: la virtù quando non giunge
fino all’amore è cosa vana.

È quell’ora della metà dell’anno
che il senza tetto strascica i suoi cenci
sull’erba pesticciata, cerca asilo,
la lucciola lampeggia, il cane abbaia.

 

 

 

Ombra d’ali

di Ada Negri

Cielo di giugno, azzurra giovinezza
dell’anno; ed allegrezza
di rondini sfreccianti in folli giri
nell’aria. Ombre ombre d’ali
vedo guizzar sul bianco arroventato
del muro in fronte: ombre a saetta, nere:
vive, al mio sguardo, più dell’ali vere.

Traggon dal nulla, scrivono col nulla
parole d’un linguaggio
perduto; e le cancellano
ratte, fuggendo via fra raggio e raggio.

Vita che mi rimani,
fin ch’io veder potrò quelle parole
strane apparire scomparir sul muro
candente al sole
(forse un tempo io le dissi a chi m’amava,
egli le disse a me, bocca su bocca),
vita che mi rimani, ancor dolcezza
puoi darmi. Basta
l’ombra di un bacio alla memoria, basta
l’ombra di un’ala alla felicità.

 

 

Nudità di giugno

di Carles Riba

Pura nella solitudine e nell’ora lenta, una donna
fa scivolare, con moto di albero o di grido amoroso,
dolce, lungo le braccia innalzate, la tunica. Mentre
già brilla il busto segreto, in alto, prigioniera del lino
rimane la testa. Un attimo o due. Ah! Basta per rompere
foscamente il legame fra la bella e questo
timido giugno che da lei attendeva, nuda nell’onda,
gioia e impulso fluviale per farsi perfetto? È bastato,
dato che tu, imponderabile cosa di oro e di sguardo,
testa, fiore diritto, ne sorgi indecisa – come temendo
il nulla del silenzio ora, complice fausto di prima?
Un cuculo canta d’improvviso, innocente.
Lei sorride. Torna a scorrere il sangue giovane del mondo,
salta, brusco, come la magnifica, e corre avanti nel tempo
verso soli più maturi – e lui nuota, oh ritmo!
verso l’estate eccessiva – lei e i miei occhi e gli dèi.

 

 

Filastrocca del mese di giugno

di Gianni Rodari

Filastrocca del mese di giugno,
il contadino ha la falce in pugno:
mentre falcia l’erba e il grano
un temporale spia lontano.

Gli scolaretti sui banchi di scuola
hanno perso la parola:
apre il maestro le pagelle
e scrive i voti nelle caselle…

“Signor maestro, per cortesia,
non scriva quel quattro sulla mia:
Quel cinque, poi, non ce lo metta
sennò ci perdo la bicicletta:
se non mi boccia, glielo prometto,
le lascio fare qualche giretto”.

 

 

30 giugno

di Maria Luisa Spaziani

Bruciano e si consumano le stelle,
regna la Grande Estate.
Passano dentro l’ombra dei balconi
figure esauste dagli occhi lucenti.
Grava sopra gli asfalti la polvere di Milano,
al chiosco dei giornali i fogli gialli
pendono come bandiere disertate.
Morder l’erba vorrei. Morire un poco
(con te, senza di te) contro la terra
che aspra inonda di profumo anche
la luna piena
come quando (è certo)lunghe notti di grilli inebriate
splenderanno di fuochi e di comete
sopra la cieca pietra che fu un giorno
Maria Luisa.

 

 

Crepuscolo a giugno

di Sara Teasdale

Sera, e tutti gli uccelli
In un coro di suoni scintillanti
Stanno alleviando i loro cuori di gioia
Per miglia intorno.

L’aria è blu e dolce,
Le poche prime stelle sono bianche,–
Oh lasciami come gli uccelli
Canta prima di notte.

 

 

I ricordi mi vedono

di Tomas Tranströmer

Un mattino di giugno, troppo presto
per svegliarsi, troppo tardi
per riprendere sonno.

Devo uscire nel verde gremito
di ricordi, e mi seguono con lo sguardo.
Non si vedono, si fondono totalmente
con lo sfondo, camaleonti perfetti.

Così vicini che li sento respirare
benché il canto degli uccelli
sia assordante.