di Francesco Cristiano Bignotti

1964. Marshall McLuhan pubblica un saggio: Gli strumenti del comunicare.Il medium è il messaggioquesta è, tra le altre, la tesi profetica che mi ha spinto a scrivere queste poche righe di approfondimento. A leggere quelle parole oggi, a distanza di oltre sessant’anni, viene da chiedermi se invece non fossero state scritte qualche giorno fa. Sono di un’attualità disarmante. Ci dicono che il medium – il mezzo che veicola l’informazione – non è mai neutrale rispetto al contenuto che propone perché interagisce con esso fattivamente, mettendo in atto un processo formativo sul contenuto stesso e infine sul fruitore. Sembra allora che il medium abbia un potere ben più grande nella formazione dell’esperienza informativa delle persone rispetto al contenuto d’interesse. La galassia dei medium della comunicazione in quegli anni stava subendo delle importanti trasformazioni. Pensiamo all’affermazione della televisione e a quella del telefono fisso che diventavano man mano merce di ampio consumo. Così, il pensatore canadese, nelle sue riflessioni, metteva in questione proprio quel meccanismo di metamorfosi dei sistemi comunicativi dell’informazione cui assistiamo ancora una volta oggi, se ci confrontiamo con gli anni novanta del Novecento. Adesso questa metamorfosi, che resta comunque in continuo progresso, la viviamo ancora più esplicitamente tramite il definitivo trionfo del web e dei social media rispetto a tutti glia latri medium. Pensiamo allora ai giornali cartacei, ai quotidiani, cenerentola ormai delle nostre giornate. Dagli anni novanta ad oggi le vendite sono più che dimezzate, il flusso informativo è passato per lo più online e i fruitori sono sempre di meno. Quel caratteristico profumo che solo il quotidiano sprigiona è divenuta un’essenza rara. Cosa è successo?

Il potere dell’informazione è ormai in mano ad un nuovo medium, parlando in generale, il digitale. Non c’è più un supporto cartaceo, ad esempio, ma c’è l’etere delle connessioni elettroniche del web. Oggi vediamo tutti i medium precedenti eclissati dalla rete. Si è passati dalla meccanica al digitale, dal lineare al reticolare. Si è transitati dall’ambiente informativo visibile, lento e tangibile all’ambiente informativo invisibile, immediato ed intangibile. Siamo di fronte ad una sorta di immanenza che è al tempo stesso trascendenza rispetto al contenuto veicolato. Immanenza perché la continua connessione ci propone contenuti sempre disponibili nel momento stesso in cui accediamo ad un qualsiasi medium. Trascendenza perché quel contenuto è comunque veicolato da un altrove che resta per lo più sconosciuto – e dobbiamo dire sempre inaccessibile in modo diretto – nel momento della fruizione del contenuto: resta un salto ontologico non colmabile tra il fruitore ed il generatore dell’informazione che resta invisibile e non percepito senza retro flettere il pensiero sull’azione che sta avvenendo. In questo ecosistema informativo la categoria della relazione diventa pregnante, insieme a quella del flusso e a quella del processo che insieme formano la metafisica del trasmettersi dell’informazione digitale. Oggi, ad essere centrali sono proprio i canali, eteree autostrade digitali, dove passano i dati e non l’oggetto tangibile, la piattaforma online e non il supporto oggettuale. L’informazione viaggia in uno spazio invisibile che potremmo definire un spazio-etere ed in un tempo puramente simultaneo. Entrambi però sfuggono alla presa e così appaiono svuotati del loro senso di passaggio, attesa, assimilazione e metabolismo. Il medium non si vede più, sembra scomparso. Eppure c’è, ed anzi, punta ad aumentare la sua propria interazione con le persone e a far sentire la sua presenza in modo sempre più marcato. Il medium fagocita senza dubbio il suo contenuto. Il portatore mangia il portato. Stiamo assistendo ad un definitivo cambio di percezione dello spazio/tempo.

A questo punto vale la pena chiedersi: come formano l’esperienza informativa questi nuovi medium dell’informazione? Come viene plasmata? Partiamo dal fatto che c’è una tale modulazione/interazione con i sensi umani nel momento della fruizione del messaggio che, se da un lato aumenta la prossimità e la diffusione dell’informazione, al contempo ne diminuisce la percezione, cioè il senso dell’esperienza e del vissuto profondo. Potremmo parlare di prossimità-dispersiva sia per l’informazione che per esperienza dell’informazione. In sostanza accade che si perde la profondità, ma si guadagna la superficie.

Se quindi seguiamo ancora queste riflessioni, qui solamente abbozzate, mettendoci dunque in dialogo fecondo con McLuhan, e analizziamo l’oggi informativo, ci sentiamo di affermare che siamo di fronte ad un processo di modifica profonda della percezione e del sentire esperienziale quando riceviamo l’informazione immersi in un’esperienza continuamente filtrata dall’uso dei medium digitali. Ecco quindi che la forma modifica non soltanto il contenuto, ma la stessa attività esperienziale, quello sentire personale che si attualizza nell’esperienza individuale. Quindi non siamo di fronte ad un fenomeno in cui è aumentato il contatto diretto con l’informazione, ma solo con il medium dell’informazione che genera una nuova organizzazione del reale e della sua forma. La percezione viene così modellata dal medium molto più di quanto avveniva in passato perché l’immediatezza, l’immanenza-trascendente e la straordinaria diffusività delle nuove forme-medium hanno azzerato la distanza tra esse e le persone, andando a divenire un nuovo strumento, non del corpo umano come il bastone o la ruota, ma del pensiero.