di Giorgia Spurio
“Scegli il filo,
intreccia la trama,
muovi il telaio avanti e indietro,
componi il disegno,
trattieni il respiro,
le mani sapienti ti guideranno;
sospendi un poco,
riprendi…
Se necessita, sciogli i nodi,
paziente e certosina elabora l’Ardito,
fin quando, sotto traccia, magica si rivela
l’opera di una vita tessuta con ardore”.
Questi sono alcuni versi dal libro L’ORDITO E LA TRAMA di Luisa Piermarini pubblicato da Lìbrati.
La vita, il nostro destino, è nelle nostre mani, è un filo che si intreccia ad altri fili. È un filo sul quale si possono formare i nodi, può succedere, sono gli ostacoli che si manifestano davanti a noi.
La metafora della vita vista come un filo porta al pensiero le figure interessanti e ambigue delle Parche.
Le Parche per l’Antica Roma, corrispondenti alle Moire Greche, erano le sarte del filo del destino. La sorte degli uomini era nelle loro mani.
Cloto filava il filo della vita, Lachesi ne misurava la lunghezza e Atropo decideva quando tagliarlo.
Le loro decisioni erano irrevocabili.
Ma nella silloge di Luisa Piermarini è l’individuo che deve accorgersi di avere il mano il proprio destino, è sarto di se stesso, tessitore delle sue vicende.
Seguendo il nostro istinto, accorgendoci che ognuno di noi ha “un orecchio assoluto”, noi abbiamo un talento da coltivare, una passione da seguire.
Il nostro più grande obiettivo è il nostro benessere.
Sembra un concetto scontato ma spesso invece ci dimentichiamo di noi stessi perché sovrastati da responsabilità e dando priorità alle richieste di chi ci è intorno.
“Ciò che il bruco chiama baratro,
l’universo chiama farfalla
e le farfalle
filano tele d’alabastro cristalli e miele.”
Le poesie di questa raccolta hanno in sé qualcosa di magico che si fonde a una nostalgia infantile.
“Nella scatola di latta ho conservato:
il desiderio,
il mio diario,
una rara stella alpina
ed un curioso passepartout.
Tutto il resto me lo invento,
dire, fare, baciare, lettera e testamento.”
Infine Luisa Piermarini con la sua poesia ci ricorda che siamo artigiani, siamo inconsapevolmente degli Efesto, abbiamo un fuoco dentro da domare ma potremmo infine stupirci di noi stessi sull’opera d’arte che potrebbe essere la nostra vita.