La semplicità apparente della filastrocca della scrittrice d’Abruzzo Maria Assunta Oddi emoziona l’animo rivolgendosi a coloro, sia adulti che bambini, che abbiano conservato intatta la capacità di meravigliarsi nello stupore del chiarore lunare. I versi non rappresentano solo un’immagine lirica poiché invitano il lettore a guardare in alto aprendo lo spazio interiore alla vastità del sogno. Pur avendo intenti pedagogici, visibili in una scrittura facile da comprendere e memorizzare, il componimento si fa metafora non solo letteraria ma emozionale dove l’infanzia non è fuga dalla realtà ma recupero consapevole di quella creatività divergente che distingue l’umano dalle macchine pensanti.
Maria e la luna
A sera nel cortile di casa
la luna s’apre come una rosa
azzurra nell’ombra scura.
Alla bimba non fa paura
uscire quando nessuno s’aggira
per la contrada solitaria e buia.
Oh nemmeno il riverbero flebile di una candela
buca l’oscurità che nel silenzio tutto cela!
Sola se ne va la piccola Maria
correndo a perdifiato lungo la via.
L’astro col suo chiarore le viene dietro
per indicarle nel buio il sentiero.
La bimba alza gli occhi al cielo
e nel suo sguardo scende la luna
che senza padroni né confini
è di tutti e di nessuno e non ha prigioni.
Quando con infiniti stupori sale fin sulle cime
dei monti a celare tra leggere nubi il suo lume
Maria dietro i muri e sotto le gronde
svelta e agile si nasconde.
Svagata come un passerotto saltella
immaginando il gioco della palla.
Che meraviglia l’allegra Maria
sa che il suo sogno non è una bugia.
Felice apre le braccia come ali nel cielo
al trasparente soffio di refolo.
Con la fantasia siede come paggio a cavallo
sul raggio tinto di pallido giallo.
Lo splendore della sfera senza più aloni
riflessa sulle pupille accese ora si posa
tra le mani ansiose della bimba.
Per magia il gioco continua fino all’alba:
incanto innocente che tutto trascende.
Luco dei Marsi 26-02-2026
Maria Assunta Oddi