di Francesco Cristiano Bignotti

 

Scorre rapido il verso del Pascoli, poi improvvisamente sembra rallentare per poi riprendere di nuovo velocità. Come acqua di un torrente che dalla cima scende a valle. Una piccola foglia di vite, appena germogliata, diventa la protagonista visibile di una quartina materica. Mi riferisco ai versi che aprono la lirica “Germoglio”, nella raccolta “Myricae” di Giovanni Pascoli.

Quello che ai più resta nascosto agli occhi, quel particolare piccolissimo, quella rinascita impercettibile della natura dopo l’inverno, viene così rivelato con un ritmo consonantico dal poeta. È infatti la lettera “g” la protagonista di questi versi. Una allitterazione dura, per certi versi anche poco musicale, che ci fa rimbalzare nella mente l’immagine di una piccola cosa che sgomita per affermare la sua presenza.

Tra il naturale e l’artificiale, ecco che una minima punta di novità si fa spazio tra le incrostazioni vecchie, emerge il nuovo all’interno di un processo soporifero ed occlusivo. Lucida questa punta. Forse brilla. Di certo, in mezzo ad un groviglio di inestricabile monotonia, spunta fuori una differenza. È il singolare, l’originale che si fa strada. Si tratta di un pungolo che nella quotidiana cenere monolitica, fatta di esperienze standardizzate ed omogeneizzate, compare, germogliando solitario. Spunta un cuneo creativo che squarcia le fitte trame dell’abitudinario esistenziale.

Ecco allora che questi versi, gettati nel foglio più di 120 anni fa, possono ancora aiutarci a riflettere sull’oggi. Sì, penso che la potentissima immagine di un germoglio di vite, uno dei più teneri e fragili che esista in natura, che si fa spazio tra le matasse di licheni, alcuni tra i parassiti invece più resistenti in natura, ci può far pensare alle esperienze originali e controcorrente che possono trovare spazio all’interno dell’odierna società uniformante ed uniformatrice.

Certo, con molta difficoltà; ma come la vite che una volta consolidata diventa fortissima, duratura e produttrice invidiabile di frutti preziosi, così l’originale e diversa esperienza personale, portata avanti con dedizione e cura, può diventare il nostro più prezioso raccolto in un tempo in cui l’essere originali è un valore da preservare con forza e costanza.