
di Paola Retta
Quante volte ci è capitato di sentire battute del tipo “Quando Dio distribuiva la capacità di concentrazione, io ero in fila per il bagno”?
Ecco in questo libro, “Bassi si nasce” di Alfredo Biondolillo, edito dalla Daimon Edizioni, succede proprio così: prima della nascita, le anime si trovano in una specie suk ultraterreno, in cui possono acquisire pregi e difetti fisici e caratteriali che le accompagneranno per tutta la vita. Nel suk c’è folla, ci sono migliaia di banchi, ciascuno con la sua specifica qualità ed è facile distrarsi, perdersi o dimenticare di passare da qualcuno. Il protagonista, Lorenzo, infatti tralascia il banchetto dei centimetri e viene catapultato nel mondo in un formato mignon, cosa che crea imbarazzo in famiglia, specialmente nei genitori, che cercano in modi più o meno ortodossi, di allungarlo, di farlo diventare magari non altissimo, ma di un’altezza socialmente accettabile, da loro in primis.
È un romanzo di formazione? Sì, assolutamente. Ma anche sul bullismo, sull’accettazione di sé, sulle famiglie disfunzionali, sulla tutt’altro che sottile differenza tra l’essere guardato, anzi, osservato, scrutato, esaminato e l’essere visto.
In una realtà in cui la maggior parte delle persone fa dell’apparenza l’essenza, confonde il contenitore con il contenuto, denigra corpi non conformi al cosiddetto standard sociale, Lorenzo e come lui i vari coprotagonisti, vedono l’anima degli altri, facendone scomparire totalmente i difetti fisici, dei quali veniamo a conoscenza solo attraverso le parole dei bulletti della scuola.
Il libro è esilarante, divertente, iperbolico e scanzonato nella prima parte, con uno stile molto adatto ai romanzi per ragazzi, che è la fascia d’età per cui mi sembra concepito, poi si trasforma in qualcosa di diverso e profondo, toccando i temi della perdita e del dolore, della crescita e della realizzazione dei propri sogni e progetti, dell’importanza del sostegno e dell’incoraggiamento reciproco, fino ad un finale che mi ha commosso e riappacificato con la rabbia che alcuni capitoli, in cui si descrivono i maltrattamenti subiti dai ragazzi, mi avevano suscitato.
Grazie, Alfredo, mi ha fatto bene leggerlo. Io, che nel suk ultraterreno ho dimenticato di passare dal banchetto del metabolismo veloce perché stavo di sicuro accarezzando un gatto, ci ho trovato molto della mia storia, ma credo che in tanti, tantissimi, ci si possano riconoscere.