DENDROCRONOLOGIA UMANA, libro di poesie di Sabrina Galli, pubblicato da PeQuod, è una ricerca intima e attenta di se stessi.
Il titolo stesso è metafora, è l’allegoria sulla quale è costruita la silloge.
La dendrocronologia è la scienza che studia la storia degli alberi analizzando gli anelli annuali di accrescimento del legno.
La poesia fa la stessa cosa. Diventa scienza per studiare l’animo umano che è paragonato agli alberi.
A volte dimentichiamo che la nostra serenità potrebbe derivare dal semplice sintonizzarci con la natura. Potremmo stare più sereni, potremmo trovare un po’ di pace, potremmo ritrovare noi stessi semplicemente grazie alla vicinanza degli alberi.
“Lo scricchiolio di foglie lastrica il selciato.
Tra i pioppi scintilla la solitaria panchina.
Se gli alberi parlassero, ci direbbero
quanto siamo intrecciati alle loro radici,
fin dalla notte dei tempi…
Quanto la vita e la morte pretendano equilibrio,
quando posano alberi e uomini sulla stessa bilancia “.
Siamo parte di Essa, molto spesso purtroppo ce ne dimentichiamo.
Ci dimentichiamo che facciamo soffrire la nostra prima famiglia, la nostra casa, la Natura fatta di coscienze che ci guardano e ci sussurrano per il nostro bene.
Tuttavia facciamo fatica. Preferiamo la nostra cecità e la nostra sordità.
Sabrina Galli ci costringe a riflettere sulla nostra autentica essenza, sulle nostre origini, sul Bene, quello vero.
In una sorta di panismo ci porta in un mondo di religiosità. Il sacro non può essere scisso dalla bellezza che offre la natura ed è qui che si nasconde la fede.
La poesia è parte integrante della nostra psiche, è forse un’autoanalisi in versi.
Possiamo così scorgere la poetica che diventa monologo interiore, che si trasforma in sentenza o carezza.
“Chiedo alla notte
di rivelarmi i suoi occhi.
Desidero sguardi complici.
Un sospiro di luce abbaglia i fantasmi
nascosti nei pertugi dell’anima.
Li scopro essere miei sosia.
Uno alla volta mi ascoltano.
Chiedo alla notte di essere
nuvola che mi ospita.
Sono pioggia, che si immerge
nel mare, ne legge le profondità.”
La sua poesia si trasforma in un inno alla Vita e in un sincero dialogo con la Morte.
Alle parole si intrecciano pensieri d’amore, metafore che rimandano al bisogno di lentezza e alla dolcezza.
“Non servono treni di sillabe,
l’itinerario siamo noi, siamo rotaie, vagoni,
unica locomotrice della razionalità perduta.
La carne raggiunge il meriggio nel cuore
e ci trova smarriti nella piacevole
penombra di un “ti amo””.
Le parole quindi non servono eppure esistono scritte a raccontarci la timidezza, a descrivere un attimo.
A parlarci della potenza di un verso, dell’esplosione di un’immagine, dell’immensità della poesia.