“Una mano
appoggiata alla fronte,
l’altra stringe la penna.
Cerco parole nuove.
Ma è il tuo nome
che torna
a spargere cenere
sui petali inermi
di fiori mai nati.”
Questa è una delle poesie della silloge FIORI MAI NATI di Elisabetta Vatielli, edita da Lìbrati.
Platone ci parlava di un mondo delle idee che sono lì prima delle cose.
Forse esiste un Paradiso di idee che non conosciamo, un iperuranio dove sbocciano fiori che non abbiamo mai visto.
La poesia di Elisabetta Vatielli è delicata nello stile con versi brevi ma le immagini sono potenti.
Il libro si apre con una poesia dedicata al fratello. La mancanza di una persona, un’assenza improvvisa, può invalidare la nostra esistenza.
Tutto diventa come una “fredda primavera”.
“Fratello,
grido il tuo nome
al cielo,
come quel giorno
in cui parte di me
divenne invisibile,
come te ora
e sempre
in questa vita.”
Il problema assurdo e silenzioso è quando non ci accorgiamo di abituarci al dolore.
La salvezza arriva quando siamo pronti ad accogliere “l’azzurro” nel nostro buio.
Le poesie tracciano un percorso che infine portano alla ricerca della speranza.
Tra le tematiche troviamo inoltre la follia, l’illusione e la memoria.
“Memoria,
bene prezioso
a noi angeli
orfani del cielo”.
Forse la nostra salvezza è nel nostro io dimenticato, quell’ io puerile che vogliamo per forza tenere segregato.
Eppure quei bimbi che siamo stati avrebbero tanto da insegnarci.
Chiudo la riflessione proprio prendendo in prestito alcuni versi di Elisabetta Vatielli:
“Mentre io, bambina,
disconoscevo il tempo
ed intenta
raccoglievo conchiglie
e parlavo col mare”.
E io la vedo quella bambina spensierata a guardare l’orizzonte, a giocare con le onde, a immaginare un mondo sottomarino con cui fare amicizia… In quel tempo quando non ci accorgevamo del tempo stesso e del suo scorrere. Noi eravamo felici così giocando con la fantasia, guardando i gabbiani. Il tempo per un attimo, forse per magia, si fermava. I nostri occhi si perdevano fin sugli scogli e aprivamo le braccia inseguendo i gabbiani e chiedendoci se non avessero dei segreti.
Già, il tempo si fermava e noi eravamo felici.