Il 15 maggio, Giornata internazionale della famiglia, ci ha ricordato che sebbene il modo di concepire il primo nucleo sociale nel corso del tempo sia mutato, permane la necessità di ogni persona di essere accolta amorevolmente.
In questa poesia la scrittrice d’Abruzzo Maria Assunta Oddi paragonando la cura familiare a quella di un giardino che sempre rinverdisce a primavera mostra come anche nelle relazioni umane c’è un tempo interno che non ha corrispettivo col tempo oggettivo, col tempo dell’orologio. L’affetto si trasforma in luce sconfiggendo l’oblio con la memoria. È il passato che si illumina a generare nella solidarietà nuova vita “col palpitare della farfalla stanca/ sul davanzale del tempo”.

Ritorno

 

Se, padre, ti fosse concesso dal cielo

tornare nel luglio festoso di voli,

ti saluterebbero lacrime di rugiada

sui bocci del tuo giardino.

Un bacio poseresti sulle labbra

di nostra madre, lievemente

per non destarla.

Finalmente sentiresti

come odora d’incenso

il suo sudore.

Benediresti la forte scorza

del tuo primo germoglio.

Porteresti un dono per la gioia

della bambina di sempre.

Infine, lasceresti una carezza

tra i fili bruni

riversi su una pagina

del libro umano.

Un cesto  colmo di fichi e fave

sazierà la tua struggente nostalgia.

Il suggello del mio e forse

tuo desiderio

sarà l’ombra della rondine contro il sole,

il palpitare della farfalla stanca

sul davanzale del tempo.