Michela tra le stelle – lettura di “Recupero dell’essenziale” di Michela Zanarella

Michela tra le stelle – lettura di “Recupero dell’essenziale” di Michela Zanarella

 

 

Con una prefazione a firma di Dante Maffia e una postfazione a cura di Anna Santoliquido, l’opera “Recupero dell’essenziale” di Michela Zanarella (Interno Libri Edizioni, 2022) può essere interpretata e letta come un compendio delle qualità stilistiche che definiscono ciò che s’intende per poesia contemporanea. Non che manchi, ovviamente, il tocco tutto personale dell’autrice, una penna in grado di solcare con leggiadra fermezza tratti letterari che, messi nell’ordine del verso, risultano ritagli perfetti di un infinito al quale la poetessa ha saputo conferire le demarcazioni di un’identità.

Le sue capacità di fondere nella propria poesia temi abusati e ricorrenti con un linguaggio metaforicamente puntuale e poeticamente aggraziato sgrava tali temi dal peso del già visto e già sentito, donandogli una sostanzialità che eleva i testi a paradigmi. Chi volesse migliorare come poeta o fosse appena agli inizi dovrebbe leggere Michela Zanarella per capire quale direzione dare alla propria indagine poetica. Non solo per i luoghi dove essa conduce, ma anche – e questa è la controparte fondamentale – per il come se ne dovrebbe scrivere. Con la sua cifra stilistica, Zanarella è riuscita dove in tanti hanno fallito: parlare del macrocosmo con un linguaggio semplice ma non banale, limpido eppure misterioso, oggettivo ma non scevro di quel taglio autobiografico in grado di conferire all’insieme la vulnerabilità che il lettore ha bisogno di sentire per specchiarvisi e ritrovarsi.

 

La ricerca poetica dell’autrice è volta, come espresso nel titolo della raccolta, al recupero di quell’essenziale che il famoso adagio recita essere invisibile agli occhi. Il ricorrere al cuore, unica alternativa possibile per individuarlo, dunque, è un atto necessario che Zanarella compie senza però passare per soluzioni accomodanti. La linearità delle immagini, erette attraverso la scelta calibrata delle parole, decostruisce gli scenari e gli oggetti poetici più comuni, tra cui la ricerca di ciò che conta davvero, il rapporto del singolo con il tutto, l’ambiente ferito dall’indelicatezza e dalle passioni umane, la sacra e vitale importanza di quest’ultime, nonostante tutto.

Il dialogo della poetessa con i corpi celesti, articolato in una danza di interrogativi e risposte appena appena sussurrate, è la spina dorsale del libro e del percorso autoriale ivi racchiuso. Le stelle, il sole e il cielo divengono specchio della propria condizione esistenziale, una solitudine connessa al tutto, e per questo in continuo mutamento, in continua stasi. Ogni ricordo, anche il più insignificante, è ora abisso ora vetta nell’andirivieni dei tormenti interiori e delle gioie che, senza avvertire, si traslano nelle e dalle bellezze dei sistemi entro i quali l’anima poetica si muove.

 

Esiste una lingua segreta

 

Esiste una lingua segreta che s’impara

origliando ai piedi dell’erba

sottoterra c’è una folla di ombre sepolte

rugiade strette che vogliono tornare

sale su per le radici la grammatica dei papaveri

sosta come respiro tra le labbra il sogno di fiorire

il sole varia la sua voce a seconda della luce

cede la parola al silenzio ed è petalo sanguigno

che osa tramonti prima della sera.

 

La luce si fa penna, la penna si fa luce, ma è il buio nel quale Zanarella immerge e denuda il proprio sentire a essere coadiuvante della bellezza che emerge. Un buio che nelle sue poesie non funge però da semplice sfondo, ma che viene a sua volta sviscerato in diversi componimenti (si prendano in considerazione, per esempio, le poesie “Nell’ora del crepuscolo” o “All’apice del buio”). Certo, nulla di nuovo, si potrebbe dire; è la classica contrapposizione tra due contrari, un dialogo tra le parti di un ossimoro, ma la chiave di volta, ciò che rende più imperituri i versi di Zanarella rispetto a quelli che passano per le medesime costruzioni, è la capacità dell’autrice di attraversarle con un compasso diverso, più cesellato nella stesura e, pertanto, più spontaneo alla lettura.

 

In diverse poesie, al momento della chiusa, emergono i lati più intimi dell’autrice, i quali, nei testi, si traducono in piccoli moti confessionali. Partendo dalla volta irraggiungibile del cielo si finisce col toccare quasi con mano la carnalità dei sentimenti della poetessa; le sue speranze, i suoi tormenti, i rimpianti e i rimorsi che non lasciano dormire, ma che invitano a continuare la contemplazione di ciò che ci circonda: le stelle, i ruscelli, lo spirito di quei classici che oggi leggiamo tra l’ammirazione e la riverenza. Zanarella dedica a diverse personalità letterarie molti dei suoi componimenti. Tra questi, per citarne alcuni, Oriana Fallaci, Camillo Sbarbaro, Sergio Corazzini, Pier Paolo Pasolini, che, come ombre, accompagnano le riflessioni, le condanne e i condoni che Zanarella cerca per sé stessa e per l’Altro. Amante, amico o umanità che sia, il silenzio della controparte ne declina l’ossimorica presenza, resa nei versi attraverso l’uso della forma plurale dei verbi, nel contesto di un viaggio che la poetessa compie però in solitaria verso i luoghi che le stelle le indicano.

 

 

All’inizio del cielo

 

Nel silenzio erano nascoste strade infinite

nessuno l’aveva mai toccato con gli occhi

di chi rimane per giorni a guadare con la mente

un passaggio di polline a terra.

Erano là fuori sciolti anche i nostri ritorni nel cuore

quelli che non sapevamo durassero

quanto la salita della luna dentro la notte.

Siamo entrati forse per la prima volta

oltre qualcosa che avevamo dimenticato

un sole improvviso ci ha svegliato

e avvicinato

all’inizio del cielo.

 

 

Un testo, questo, che raccoglie appieno lo stile e i temi della raccolta, oltre a chiudere la serie di liriche che compongono “Recupero dell’essenziale”, un’opera, come detto, in grado di restringere l’infinito a un singolo salvifico elemento e, allo stesso tempo, arginare la finitezza del tutto, poiché il tutto non ha limite nel suo insieme, ed è la globalità nella sua interezza a sostenere il peso del firmamento e delle speranze, a garantire la possibilità di guarire, risvegliarsi, scoprire che il proprio sguardo è essenziale alla luce. La poesia di Michela Zanarella ci conduce alla consapevolezza di ciò grazie a una luminosa padronanza della parola poetica e a un’affinata capacità di eternare quei frammenti di bellezza che, se osservati nell’anima, sanno restituirci il respiro.

 

Le poesie “Esiste una lingua segreta” e “All’inizio del cielo” sopra riportate sono tratte da “Recupero dell’essenziale” di Michela Zanarella, Interno Libri Edizioni, 2022.

 

 

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