Alla fine è andata esattamente come quasi tutti avevano previsto. Nessun colpo di scena, nessun ribaltamento dell’ultima ora: Michele Mari conquista l’80ª edizione del Premio Strega con I convitati di pietra (Einaudi), confermando un pronostico che accompagnava il romanzo praticamente dall’annuncio della sestina finalista.

Mari si era infatti presentato alla finale da netto favorito: primo nella votazione che aveva selezionato la sestina e già vincitore dello Strega Giovani. Indizi che avevano trasformato la serata conclusiva più in una conferma che in una vera competizione.

È proprio questo aspetto ad alimentare, ogni anno, il dibattito sul più importante premio letterario italiano. Quando il vincitore appare già scritto settimane prima della proclamazione, la finale rischia di perdere quella suspense che dovrebbe rappresentarne il momento culminante. L’attesa lascia spazio alla semplice conferma e la cerimonia finisce inevitabilmente per apparire meno coinvolgente di quanto il prestigio del riconoscimento farebbe immaginare.

Ciò non toglie valore al successo di Mari, autore tra i più autorevoli della narrativa italiana contemporanea, la cui vittoria era sostenuta da un consenso ampio e trasversale. Ma proprio l’assenza di incertezza riporta al centro una domanda che accompagna da tempo il Premio Strega: quanto spazio resta alla sorpresa quando gli equilibri sembrano già definiti ben prima dell’ultima votazione?

Dispiace soprattutto per Alcide Pierantozzi, autore che incarnava la proposta più coraggiosa della sestina. Lo sbilico era il romanzo capace di rompere gli schemi e di portare una ventata di imprevedibilità in un’edizione che, invece, si è conclusa esattamente come ci si aspettava. In questo senso, la vittoria di Mari appare quasi la conferma di un copione già scritto, lasciando a Pierantozzi il ruolo di occasione mancata per sorprendere il Premio Strega.

Una soddisfazione, tuttavia, è arrivata proprio nelle ore che hanno preceduto la finale. Pierantozzi, abruzzese di Colonnella, in provincia di Teramo, è stato infatti proclamato vincitore della prima edizione del Premio Strega Deutschland, iniziativa nata per promuovere la narrativa italiana nei Paesi di lingua tedesca. Il riconoscimento gli verrà consegnato in autunno presso l’Ambasciata d’Italia a Berlino, a conferma dell’apprezzamento che Lo sbilico ha riscosso anche oltre i confini nazionali.

La sua è una scrittura viva, ruvida e sorprendente, capace di affrontare senza filtri il disagio psichico e le fragilità dell’esistenza con una forza narrativa rara nel panorama contemporaneo. È probabilmente questa capacità di spingersi fuori dai canoni più rassicuranti ad aver reso Lo sbilico uno dei romanzi più discussi dell’anno e, per molti lettori, il vero elemento di rottura della sestina.

Dietro Mari si sono classificati Matteo Nucci con Platone. Una storia d’amore e Bianca Pitzorno con La sonnambula, in una sestina completata da Teresa Ciabatti ed Elena Rui.

L’ottantesima edizione del Premio Strega si chiude dunque con il risultato più atteso. Una consacrazione meritata per Michele Mari, ma anche l’ennesima conferma di un meccanismo che, quando il favorito domina fin dalle prime votazioni, lascia inevitabilmente la sensazione che il finale fosse già stato scritto molto prima della serata conclusiva. Pierantozzi, pur senza il premio principale, torna in Abruzzo con un riconoscimento internazionale che conferma il valore di una delle voci più originali della narrativa italiana di oggi.