
di Fulgo Graziosi
Sabato 6 giugno alle ore 17 il Centro Sociale Anziani di Preturo (AQ) ospiterà l’inaugurazione della Pinacoteca Massimo Ermanno Leosini, un nuovo spazio espositivo nato grazie alla generosa donazione di opere da parte di numerosi artisti del territorio. La pinacoteca, dedicata all’ingegnere, docente, pittore e intellettuale aquilano Massimo Ermanno Leosini, accoglierà opere di Roshy Amindari, Raffaella Capannolo, Elso Cautilli, Amelia Ciccarella, Giuliana Cicchetti Navarra, Alessandra D’Antonio, Maurizio D’Armi, Gabriella Del Pinto, Ernesto Di Nardo, Simona Eliseo, Mimmo Emanuele, Ornella Federici, Valeria Ferrarese, Anna Maria Galterio, Carla Gonnelli, Elena Ianni, Nadia Lolletti, Vera Lorenzetti, Maria Gabriella Ludovici, Maria Pia Luzi, Maria Manganaro, Carla Marinelli, Valter Mattei, Maria Rita Maurizi, Amelia Palumbo, Adriana Petrella, Paolo Pietraforte, Renato Salvatore, Ursula Spinelli, Mimmo Tunno, Gianni Turina, Patrizia Vespaziani e Antonio Zenadocchio. Anche gli eredi Leosini, Antonio e Massimo Vittorini, aderendo all’ iniziativa, hanno donato un bel quadro di Massimo Ermanno Leosini. dando vita a una collezione permanente che intende valorizzare l’arte contemporanea e il patrimonio culturale della comunità.
MASSIMO ERMANNO LEOSINI
Non è facile iniziare a parlare di Leosini se, a monte, non è stato ben individuato il settore da esaminare. Si può tranquillamente affermare, senza tema di incorrere in grossolani errori, che non vi sia angolo della cultura che Leosini non abbia avuto modo di esplorare per vocazione personale e per tradizione familiare. Dal padre, stimato agronomo, ereditò la passione per la natura, il rispetto per la medesima e l’amore per le piante e per i fiori. Dalla madre ebbe in dono la delicatezza del tratto pittorico, il fedele rispetto dei cromatismi che, pure influenzabili dalla componente umana e dalla creatività dell’artista, non dovevano mai discostarsi di molto dalla realtà dei fatti, al solo fine di non falsare la naturale bellezza estetica. Dallo zio Vincenzo Leosini, progettista e direttore dei lavori del ponte che unisce Buda a Pest, prese la passion e per l’ingegneria e la meccanica. Anche il suocero, all’epoca preside del locale Liceo Classico, contribuì ad alimentare la passione del Leosini per la conoscenza e l’approfondimento delle materie umanistiche. Non bisogna dimenticare, poi, che il cognato Menzio, fratello della moglie, fu uno dei più apprezzati e valenti pittori di Torino ed al quale si attribuisce il valido contributo per la fondazione della famosissima accademia sei di Torino”. È stato anche un apprezzato docente-educatore, alla cui memoria, ancora oggi, tanti maturi professionisti rivolgono deferenti ringraziamenti per gli insegnamenti ricevuti, sia professionali, che umano sociali. La continua ricerca, la voglia di avventurarsi in nuove conoscenze spinsero il Leosini ad addentrarsi nell’emergente campo dell’elettrotecnica e, nel 1921, durante una mostra dei lavori effettuati presso l’Istituto Tecnico Industriale, ebbe un incontro con un altro aquilano genialoide: Ermanno Fiamma. Quest’ultimo aveva tentato invano di portare all’attenzione delle competenti autorità dell’epoca una nuova tecnica di comando a distanza: “Sistema radiotelemeccanico”. L’idea si era fermata allo stato embrionale per diversi motivi, non solo di natura tecnica, ma, anche e soprattutto, di pubbliche relazioni. Infatti, il carattere vulcanico, l’atteggiamento anfitrionico, il continuo pavoneggiarsi e l’estrema disinvoltura nell’assunzione di onerosi impegni, quasi mai mantenuti, non consentirono al Fiamma di acquisire credibilità presso le strutture tecniche degli Enti titolati alla gestione della materia. Egli vide, perciò, in Leosini l’elemento complementare che, per capacità tecniche, per il titolo di studio conseguito, per le ricerche effettuate nel settore per capacità economiche della famiglia, avrebbe potuto contribuire tangibilmente alla pratica realizzazione ed applicazione del “Sistema radiotelemeccanico”. In pratica, si trattava di un vero e proprio radiocomando a distanza per alcune operazioni predeterminate. I primi esperimenti vennero effettuati a Roma, presso la stazione radio di Centocelle, allora appartenente alla R- Marina. Le prove vennero immediatamente sospese a causa della eccessiva sproporzione della potenzialità della stazione rispetto a quella delle apparecchiature in prova. Fu necessario, a questo punto, un fattivo interessamento del Comm. Alferi Osorio, zio del Leosini e fratello della madre Berenice, per ottenere l’autorizzazione a riprendere le prove presso il Regio Istituto Radiotelegrafico di Roma e, questa volta, con l’assistenza ispettiva dei Professori Vanni e Grassi. Sebbene le relazioni dei due illustri professionisti fossero piuttosto positive e suffragate dagli incoraggianti risultati delle prove eseguite nel 1922, l’idea non riusciva a farsi strada presso il Ministero della Guerra, il cui apparato burocratico appariva alquanto perplesso al cospetto della innovazione prospettata. Furono necessari altri interventi del Comm. Alferi e di altri componenti della famiglia Leosini per ottenere ulteriori autorizzazioni per la prosecuzione degli esperimenti, volti alla messa a punto delle apparecchiature in esame. Malgrado tutto, però, trascorse un intero anno di completa inattività prima che si potessero effettuare nuove prove presso il Regio Arsenale di La Spezia, sotto il controllo del Comandante Petruzzelli. Prima di mettere in atto le prove, Leosini volle caparbiamente provvedere alla riprogettazione di tutto l’apparato trasmittente, compreso le apparecchiature, con la introduzione di tutti quegli accorgimenti atti a scongiurare il ripetersi degli inconvenienti riscontrati in precedenza. Solo la fede nella riuscita tecnica dell’impresa consentì a Leosini e, quindi a Fiamma, di ottenere un primo contratto dal Ministero della Marina per l’equipaggiamento di un motoscafo MAS 223, tipo Orlando, da 12 tonnellate. Le prove effettuate consentirono al motoscafo di rispondere perfettamente a ben sette comandi di navigazione e di sganciamento dei siluri in dotazione, alla considerevole distanza, per quel periodo, di ben 18 chilometri. Le operazioni di collaudo ebbero luogo il 14 luglio 1924, con Leosini e parte della Commissione di Collaudo ministeriale sistemati sul MAS 223 e la restante parte della Commissione, con il Fiamma, ubicata a bordo del Cacciatorpediniere Cosenza. L’esito delle prove fu estremamente positivo, tanto che il Ministero si convinse ad affidare a Leosini e Fiamma la prima fornitura delle apparecchiature per il radiocomando dei motoscafi MAS 223. Successivamente, anche il Ministero della Guerra si convinse della rivoluzionaria bontà del progetto, così come riproposto e più volte collaudato dal Leosini e dalla Marina Militare. Fiamma, ritenendo di aver raggiunto l’apice del successo, ritenne di dover costituire una specifica società che potesse garantire l’afflusso di nuovi capitali per far fronte alle spese di produzione e per la conseguente gestione del movimento economico finanziario generato dall’attività industriale dell’azienda. I nuovi soci, trovati dal Fiamma, non erano della materia e non apportarono alcun beneficio alla produttività dell’azienda. Anzi, dal momento che avevano accentrato tutta la loro attenzione solo ed esclusivamente sui ricavi, costituirono un vero e proprio intralcio alla produttività, dal momento che vollero entrare nel merito della gestione tecnica della lavorazione, riducendo il personale per economizzare ulteriori spese. In questo modo si verificò esattamente il contrario dei sogni inseguiti troppo entusiasticamente dal Fiamma, fino al punto di non poter far fronte agli impegni assunti, con il conseguente e inevitabile annullamento dei contratti già sottoscritti. Inoltre, i nuovi soci non ebbero sufficiente intuito per capire la bontà e l’impiego del progetto e finirono per vendere l’intera società, con i brevetti di Leosini, ad un gruppo industriale americano, traendone benefici economici di notevole portata e un’altissima proiezione di immagine per la produzione di materiali avveniristici nel campo della strategia bellica. Così finirono i sogni di un giovane ingegnere che avrebbe voluto offrire al Paese l’opportunità di consolidare la propria proiezione nel campo dell’elettrotecnica e del radiocomando. Leosini, però, non si fermò. Con calma raccolse le proprie idee, riprese l’insegnamento, riconquistò spazio e tempo per l’attività professionale di ingegnere, rimettendo anche in sesto il bilancio familiare. A questo punto, un uomo che aveva dentro di sé un enorme potenziale culturale, non poteva rinnegare le vocazioni personali. Anche per non tradire gli insegnamenti materni, cominciò a riprendere contatto con tele, colori e pennelli, curando, in particolar modo, anche un altro aspetto della intensa attività artistica: la grafica e l’incisione. Saranno questi due settori nei quali profonderà la massima espressione di tratti e lineamenti decisi, ma estremamente delicati in sinuose duttilità. Con l’aiuto, poi, di particolari morsure che ponevano nel giusto risalto primi piani e ombre, seppe trasferire sulle lastre di zinco alcuni aspetti della letteratura italiana e straniera, opportunamente integrati e corretti dallo stato d’animo dell’artista. Un ultimo tassello mancava alla poliedrica attività di Leosini. Questo tassello fu apposto con la pubblicazione del bellissimo libro “Lungo viaggio di ritorno”, imperniato sulla prima ascensione invernale del Gran Sasso del 1905, tentata, senza successo, dal fratello Angelo che precipitò nel Vallone dei Ginepri ed il cui corpo venne recuperato solamente nel successivo mese di luglio, al completo scioglimento delle nevi. Molti preturesi e aquilani, forse, non conoscono Massimo Ermanno Leosini, sebbene abbia lasciato segni indelebili del suo passaggio nel campo della scienza, della professione, della pittura, della letteratura e della vita sociale in genere.