Flavio Tursini, musicista e autore versatile, ci racconta della felicità nella sua ultima raccolta LA FELICITÀ È ACCANTO A TE pubblicato da Daimon Edizioni in novembre 2025.

Tra i suoi versi possiamo ritrovare “il fanciullino” di Pascoli perché non dobbiamo dimenticarci di meravigliarci per le piccole cose con l’innocenza di un bambino.
L’autore più volte ci cita la nobiltà d’animo rimandando il pensiero all’opinione di Dante Alighieri espressa ne IL CONVIVIO: la nobiltà non è di sangue, confutando la nobiltà legata all’antica discendenza familiare, perché invece è “un dono” in un’anima “ben posta”.
E poi c’è Leopardi, lo riconosciamo nella poesia “Domenica” che fa emergere percezioni e immagini da “Il sabato del villaggio”:
“Domenica di attesa,
domenica di speranza,
di pane fresco e di sapienza.
Brusio di una piazza,
altrimenti silenziosa,
voci di fanciulli,
al passaggio della sposa”.
Tuttavia l’autore ci mette in guardia dalle menzogne e dalle falsità.
La felicità è nelle cose semplici che spesso sono legate ai ricordi del passato dal quale dovremmo ritrovare la forza di una speranza e di una rinascita:
“Le ginestre sono fiorire,
i colori si accendono
della vita che scorre.”
Non possiamo arrenderci:
“Infine viaggiare,
dentro di sé e scoprire
quanto l’universo ti possa stupire.
Riposare il proprio cuore
nel fondo del mare e poi…
ricominciare.”
Così il poeta “cammina” tra i suoi versi come un funambolo presentandoci le contraddizioni della Vita, le maschere che indossiamo per superare gli inferni della quotidianità:
“Domani sarò tornato invisibile
e volerò già Fenice,
in un altro mondo”.
Nelle poesie notiamo il binomio passato e presente che si alternano attraverso le personificazioni del Bambino e del Vecchio.
Le liriche sono ricche di similitudini.
“Mi torna alla mente
quel bambino
che saltellava di qua e là,
pantaloncini corti e sandaletti,
dietro a una lucertola
o a una farfalla.
Gli odori, le voci
e quelle ore assolate
piene di beata solitudine.
E da quell’aria calma
che pareva abbracciarti
come il manto della Madonna.
Un vecchio passava
schiena curva dalla fatica
e dagli anni,
giacca appoggiata sulle spalle
e cappello in testa.
E tu zitta,
vecchia guardiana di una vita passata.
Un muro diruto
rivela oggetti dimenticati…”
E qui si rivela il cosmo della poesia facendo emergere, tra le parole e il linguaggio icastico, Montale nel suo “Meriggiare pallido e assorto”.
La silloge di Flavio Tursini è un viaggio tra i versi che hanno la consapevolezza della stessa storia della poesia e del suo passato.
Ritroviamo citazioni e richiami.
Il poeta apre il suo animo al lettore che viene catapultato tra i ricordi di un’infanzia che manca e il desiderio di un presente più felice, in un mondo sempre più corrotto e corruttibile.
E qual è il segreto? Ricordiamoci dei bambini che siamo stati per ritrovare quello stesso modo di guardare il mondo con ingenuità e stupore.