La poesia “Settembre” di Bruna Santoni restituisce con semplicità e immediatezza il carattere sospeso di un mese di passaggio, posto sul confine tra la leggerezza dell’estate e l’arrivo dell’autunno. Settembre diventa così non soltanto una stagione dell’anno, ma una metafora del tempo e delle aspettative umane: ai nuovi propositi si contrappone la consapevolezza che molti resteranno incompiuti, «sepolti sotto le prime foglie».

Il paesaggio accompagna questo mutamento interiore: le giornate che si accorciano, i tramonti che cedono ai cieli grigi, le foglie che volteggiano e soprattutto il salice piegato dal vento e dalla pioggia costruiscono un’atmosfera progressivamente malinconica. Il linguaggio è volutamente piano e accessibile, mentre i versi brevi rallentano la lettura e sembrano seguire il movimento delle foglie nell’aria.

Nel finale, «Settembre è già / principio d’autunno», la constatazione assume quasi il valore di una presa di coscienza: ogni nuovo inizio porta già con sé qualcosa che finisce. È proprio in questa compresenza di speranza e malinconia che risiede il nucleo più delicato della poesia.