“Un museo per Marcello Mariani, un Museo del Rugby, una Casa della Montagna e una Casa della Memoria del terremoto del 2009. Quattro luoghi capaci di raccontare la storia, l’identità e il futuro dell’Aquila, all’interno di un sistema museale integrato che restituisca alla città spazi permanenti di cultura, conoscenza e partecipazione”.

È la proposta del consigliere regionale del Partito Democratico, Pierpaolo Pietrucci, che torna a intervenire sulla necessità di valorizzare l’eredità artistica di Marcello Mariani, raccogliendo l’appello del figlio Daniele e le riflessioni del critico d’arte Gabriele Simongini, dopo le notizie sulla possibile dispersione di alcune importanti opere del maestro aquilano.

“Già nel 2021, con una lettera aperta al sindaco e ai consiglieri regionali aquilani, avevo chiesto di individuare uno spazio permanente per le opere di Mariani. Ho rinnovato quell’appello nel 2023, in occasione della mostra organizzata dal MAXXI L’Aquila. Oggi, a cinque anni di distanza, siamo ancora qui a discutere di come evitare che una parte straordinaria del suo patrimonio artistico venga dispersa. È arrivato il momento che Comune e Regione assumano un’iniziativa concreta, a partire dalla salvaguardia delle opere attualmente all’asta”.

“La vicenda delle tre grandi tele Inferno, Purgatorio e Paradiso rende questa necessità ancora più urgente. Parliamo di opere per le quali è stata presentata un’offerta di 50.000 euro, a fronte di una valutazione di 570.000 euro, e per le quali il prossimo 31 ottobre scadrà il termine per eventuali offerte migliorative. Chiedo al Comune dell’Aquila e alla Regione Abruzzo di valutare immediatamente ogni possibilità concreta per assicurarle al patrimonio pubblico, evitando che vengano disperse. Sarebbe il primo passo verso la realizzazione di quello spazio museale che chiediamo da anni”.

Per Pietrucci, tuttavia, la vicenda Mariani deve diventare l’occasione per una riflessione più ampia sulle infrastrutture culturali della città.

“L’Aquila sta vivendo il suo anno da Capitale italiana della Cultura, ma dobbiamo chiederci quale patrimonio permanente lasceremo alla città. In questi anni sono state impiegate risorse importanti per iniziative ed eventi culturali, comprese quelle derivanti dal cosiddetto 4% della legge Barca. Eppure non siamo riusciti a costruire un vero sistema museale cittadino, mentre altre realtà, anche con disponibilità economiche inferiori, hanno investito nella realizzazione di nuovi musei. La cultura non può vivere soltanto nella dimensione degli eventi: ha bisogno di luoghi, istituzioni, progettualità e continuità”.

Da qui la proposta di un polo museale integrato, articolato in quattro luoghi identitari.

“Il primo deve essere un Museo Marcello Mariani, dedicato alla conservazione e all’esposizione permanente delle opere del maestro, ma anche aperto ai giovani artisti e agli studenti dell’Accademia di Belle Arti. Un luogo vivo, capace di raccogliere l’eredità di quella straordinaria officina artistica che Mariani aveva costruito nel suo laboratorio di via Sassa, grazie alla lungimiranza dell’allora sindaco Enzo Lombardi”.

“Il secondo è un Museo del Rugby, perché il rugby rappresenta una parte fondamentale della storia sportiva e sociale dell’Aquila. Un museo che non sia soltanto un luogo della memoria, ma anche uno spazio di promozione, attrazione e valorizzazione economica, capace di coinvolgere e sostenere le società rugbistiche aquilane”.

“Il terzo è la Casa della Montagna, un progetto nato dall’esperienza del Festival della Montagna al Parco del Castello, che potrebbe finalmente trovare una sede stabile nel centro storico. L’Aquila è una città profondamente legata al Gran Sasso e all’Appennino: la montagna è paesaggio, cultura, sport, economia e identità. Merita uno spazio dedicato, aperto alle associazioni, alle comunità e alle attività che vivono e valorizzano questo patrimonio”.

“Il quarto luogo deve essere una Casa della Memoria del terremoto del 2009, dedicata innanzitutto alle 309 vittime del sisma e alla storia collettiva di ciò che è accaduto dopo. Uno spazio per conservare testimonianze, documenti, immagini e racconti, ricordando anche le mobilitazioni dei cittadini per la verità, la giustizia e una ricostruzione equa e partecipata. Perché la ricostruzione dell’Aquila non è stata soltanto una vicenda di finanziamenti, cantieri e palazzi: è stata anche una storia di partecipazione e di conquiste civili. Le risorse e le condizioni che hanno consentito alla città di arrivare fin qui non erano affatto scontate. Ma una Casa della Memoria deve essere soprattutto un luogo nel quale la città possa fare i conti con la propria storia, anche con ciò che di più doloroso ha vissuto. Fare memoria significa dare spazio al dolore, riconoscere ciò che è stato perduto, elaborare collettivamente l’enormità di quanto accaduto. È una condizione necessaria per poter davvero andare avanti: perché soltanto una comunità capace di comprendere e custodire il proprio passato può riconoscersi nel presente e costruire consapevolmente il proprio futuro”.

Secondo Pietrucci, la disponibilità di un vasto patrimonio immobiliare pubblico nel centro storico rende questa prospettiva concretamente praticabile.

“Parliamo di circa 210mila metri quadrati di patrimonio immobiliare pubblico. Abbiamo edifici e spazi che potrebbero essere destinati a funzioni culturali permanenti, contribuendo anche a riportare vita quotidiana nel centro storico. Non servono necessariamente nuove costruzioni: serve una visione capace di mettere a sistema ciò che già possediamo”.

“Per questo rivolgo un appello al Comune dell’Aquila e alla Regione Abruzzo affinché aprano un confronto con le istituzioni culturali, l’Accademia di Belle Arti, le associazioni, le società sportive e le realtà che custodiscono la memoria cittadina. Un sistema museale integrato può diventare uno dei progetti strategici per il futuro dell’Aquila, anche nel confronto politico e programmatico che accompagnerà le prossime elezioni comunali”.

“La sfida non è soltanto organizzare un grande anno di eventi, ma lasciare alla città qualcosa che duri. Una Capitale della Cultura deve saper custodire la propria memoria, raccontare la propria identità e produrre nuova cultura. È questo il patrimonio che dobbiamo consegnare alle prossime generazioni”, conclude Pietrucci.