Nella poesia “Attenderò la notte”, della scrittrice d’Abruzzo Maria Assunta Oddi, il passato diventa presente e riporta alla mente e al cuore il ricordo dell’amato tramite campi semantici
di intensa liricità coinvolgenti per il lettore. In un clima di  atemporalità, come nella cosmologia classica, la stella polare è l’unico centro di gravità che nella sua vivezza fa di un frammento di tempo “Parva vitae fragmenta” ancora eterna dell’anima.

Attenderò la notte

È una rosa del deserto

il cuore tuo groviglio sospeso di steli

senza radici che vaga tra granelli

ardenti di sabbia smarrito

sull’infuocato vento.

Attenderò la notte,

amore mio.

Niente è perduto

dell’incanto del primo incontro

giovinezza eterna di promesse.

Attenderò la notte 

quando spunta la stella polare

ad indicar la rotta che ti riconduca

nella dolce Itaca insieme alle voci

fresche di ricordi delizie e attese.

Nella chiarezza greve dell’astro

sul gorgo immobile del cielo

porterò per te un sorso d’acqua

nella conca delle mani a dissetare

l’ultimo tuo germoglio.

Un bacio a spegnere il dolore

poserò sulle tue labbra

a vincere il dolore dell’addio

con lo stupore fanciullo

di meravigliosa vita

ancorata nell’anima eterna.

Sei per la grande aria serena

azzurro oro sull’ombra della terra

punto fermo attorno a cui

tutto il resto nell’infinito giro 

ruota a bucare l’oscurità.

Sei nella nuvola che si disfa

all’occidente luce nascente

ineffabile accordo di silenti note

tra oblio e ricordo armonia

che apre la rosa per sempre.

Attenderò la notte.