C’è un tempo dell’anno in cui la parola si fa più sottile, quasi attraversata da una luce diversa: è il tempo della Pasqua. Nella poesia, questo passaggio assume un valore profondo, diventando luogo di attesa, di ferita e di rinascita. Tra silenzio e rivelazione, i versi pasquali interrogano il dolore e lo trasformano, aprendo a una possibilità di senso che non è mai definitiva, ma sempre in cammino. È qui che la poesia incontra il mistero: non per spiegarlo, ma per abitarlo.

In questo solco, vi segnaliamo una selezione di poesie pasquali, tra voci e sguardi diversi, capaci di restituire la complessità e la bellezza di questo tempo sospeso tra morte e resurrezione.

Brecht

Primavera 1938 di Bertolt Brecht

Oggi, domenica di Pasqua, presto
Un’improvvisa tempesta di neve
si è abbattuta sull’isola.
Tra i cespugli verdeggianti c’era neve. Il mio ragazzo
mi ha portato verso un piccolo albicocco attaccato alla casa
strappandomi ad un verso in cui puntavo il dito contro coloro
che stanno preparando una guerra che
può cancellare
il continente, quest’isola, il mio popolo,
la mia famiglia e me stesso. In silenzio
abbiamo messo un sacco
sopra all’albero tremante di freddo.

 

Gozzano

Pasqua di Guido Gozzano

A festoni la grigia parietaria
come una bimba gracile s’affaccia
ai muri della casa centenaria.

Il ciel di pioggia è tutto una minaccia
sul bosco triste, ché lo intrica il rovo
spietatamente, con tenaci braccia.

Quand’ecco dai pollai sereno e nuovo
il richiamo di Pasqua empie la terra
con l’antica pia favola dell’ovo.

 

Martini

Venerdì Santo di Fausto Maria Martini

Nulla, credi, è più dolce per i nostri
occhi di questo giorno senza sole,
con i monti velati di viole
perché la primavera non si mostri:::
Venerdì Santo! E ieri sera tu
ti rimendavi quest’abito, tutto
grigio, un abito come a mezzo lutto
per la morte del povero Gesù…
Traevi dalla tua cassa di noce
qualche grigio merletto secolare:
così vestita, accoglierà l’altare
la buona amante con le mani in croce…
Prega per me, prega per te, pel nostro amore,
per nostra cristiana tenerezza,
per la casa malata di tristezza,
e per il grigio Venerdì che muore:
Venerdì Santo, entrato in agonia,
non ha la sua campana che lo pianga…
come un mendico, cui nulla rimanga,
rassegnato si muore sulla via…
Prega, e ricorda nella tua preghiera
tutte le cose che ci lasceranno:
anche il ramo d’olivo che l’altr’anno
ci donò, per la Pasqua, Primavera.
Quante volte l’olivo benedetto
vide noi moribondi nel piacere,
e vide le nostre due anime, in nere
vesti, per noi pregare a capo al letto!
E pregavamo, come se morisse
qualcuno: un poco, sempre, morivamo:
Ma sempre sull’aurora nuova, il ramo
d’olivo i liei amanti benedisse!
Ora col nuovo tu lo cambierai:
anche devi pregare per gli specchi
velati, per i libri, per i vecchi
abiti che tu più non vestirai…
E’ sera: un riso labile si perde
sulle tue labbra, mentre t’inginocchi:
io guardo, dietro la veletta, gli occhi…
due perle nere in una rete verde.

 

Oddi

Pasqua di Maria Assunta Oddi

Dio è morto nell’uomo
che  non s’arrende all’amore.
Felice chi fa del suo cuore
palpito di gioia per il fratello.
Il prendere carne del Verbo
concilia Creatore e creature
nel sacrificio del tutto
intriso di sangue
e coronato di spine.
Presenza misteriosa
dell’eterno nella contraddizione
della vita si fa morte sulla croce
infinita tenerezza che abbraccia.
La vita che torna è stupore
dono inaspettato di salvezza
nel seme che rinnova il mondo
in ogni luogo e in ogni tempo.
Nel fiorire sulla tenebra
meraviglia di speranza
vestita di luce
s’apre l’alba nuova
al vuoto sepolcro.
Ed è Pasqua.
Dio è morto nell’uomo
che non s’arrende all’amore.

 

Placida

Via della croce di Roberta Placida

Ho visto un uomo
sfigurato
Cammina a stento
sull’ardua salita
inciampa e cade
nell’odio e nel rancore
Ha una croce sulle spalle
legno di lacrime
e di grida inascoltate
di mani sommerse
e di ultimi dimenticati
Giungono da lontano
voci di devozione
vuote maschere contrite
sfilano compunte
avanzano sicure
nell’abbraccio tricolore
Stringe la sua croce
l’uomo del dolore
nel suo sospiro
si spegne il sole
di compassione è
l’ultima voce

Da lungi
rullano i tamburi
di sorda indifferenza

 

Rodari

Il pulcino marziano di Gianni Rodari

Ho visto, a Pasqua, sbarcare
dall’uovo di cioccolato
un pulcino marziano.
Di certo il comandante
di quell’uovo volante
di zucchero e cacao
con la zampa ha fatto ciao.
E il gatto, per la sorpresa,
non ha detto neanche: “Miao”.

 

Santoni

Venerdì Santo di Bruna Santoni

L’ultimo tuo grido
squarcia il buio improvviso,
sceso sulla Terra.
Ai piedi della Tua croce
sola sta Tua madre.
E’ piccola e magra,
piange tutte le sue lacrime.
Piange, non capisce perché Tu,
frutto del suo seno,
sei stato strappato a lei,
alla vita.
Il Tuo sacrificio – si chiede –
varrà per la salvezza degli uomini?
Piange e abbraccia,
con le poche forse rimaste,
il legno della croce,
che Ti ha dato la morte.

 

Zanzotto.

Elegia Pasquale di Andrea Zanzotto

Pasqua ventosa che sali ai crocifissi
con tutto il tuo pallore disperato,
dov’è il crudo preludio del sole?
e la rosa la vaga profezia?

Dagli orti di marmo
ecco l’agnello flagellato
a brucare scarsa primavera
e illumina i mali dei morti
pasqua ventosa che i mali fa più acuti.

E se è vero che oppresso mi composero
a questo tempo vuoto
per l’esaltazione del domani,
ho tanto desiderato
questa ghirlanda di vento e di sale
queste pendici che lenirono
il mio corpo ferita di cristallo;
ho consumato purissimo pane.

Discrete febbri screpolano la luce
di tutte le pendici della pasqua,
svenano il vino gelido dell’odio;
è mia questa inquieta
Gerusalemme di residue nevi,
il belletto s’accumula nelle
stanze nelle gabbie spalancate
dove grandi uccelli covarono
colori d’uova e di rosei regali,
e il cielo e il mondo è l’indegno sacrario
dei propri lievi silenzi.

Crocifissa ai raggi ultimi è l’ombra
le bocche non sono che sangue
i cuori non sono che neve
le mani sono immagini
inferme della sera
che miti vittime cela nel seno.