
La scrittrice Maria Assunta Oddi in un lirismo intenso sospeso tra dolore e speranza, denuncia e sogno, disperazione e riscatto racconta la storia di Sonita Alizadeh che fuggita dall’Afganistan giunta in un campo profughi a Teheran, contro la sharia fece del suo canto inno di libertà.
Sonita
La gola a cui fu vietato cantare
con un sussurro si fece voce
respiro di colombo sospeso
in volo su un soffio di luce.
Tacque sconcerto e pregiudizio
di chi la voleva sposa bambina
sul bazar del dolore senza fine.
Dall’orlo del baratro che viola innocenza
le sue parole alzarono aquiloni
tra note azzurre di cielo e mare
ad accendere aurore nel cuore fanciullo.
Ritornelli adagiati sui versi dei poeti
fecondi come semi di sole
si fecero chicchi lucenti.
Oh primavera d’ebano adagiata col vento
sulle nere chiome fu grido di tuono!
Nella preghiera della sera le cose
che non conosceva si misero in cammino.
Il viaggio della sua anima bella si aprì
come audace vela all’isola incantata
armonia ritrovata nella canzone
colorata di vita sospesa tra le stelle
a rischiare l’audacia dell’amore eterno.
Finalmente libera.
Luco dei Marsi 15-03-2026 Maria Assunta Oddi