
Spider-Man: Brand New Day – A chi è piaciuto e perché
A chi è piaciuto Spider-Man: Brand New Day non è piaciuto poco: pubblico, critica e botteghino gli hanno praticamente steso il tappeto rosso, poi hanno chiesto scusa perché non era abbastanza lungo. Il successo non cancella le contraddizioni della sceneggiatura; rende soltanto più interessante capire che cosa milioni di spettatori abbiano deciso di perdonare con tanto entusiasmo.
Adesso sappiamo quanto è piaciuto
Nei giorni successivi all’uscita, la domanda non è più stata se il film sarebbe piaciuto, ma se qualcuno avesse ancora il coraggio di non applaudirlo. Al 3 agosto 2026 Spider-Man: Brand New Day registra il 90 per cento di giudizi positivi della critica e il 98 per cento del pubblico verificato su Rotten Tomatoes, oltre a una valutazione A di CinemaScore. Non una promozione: una canonizzazione, con ragnatele al posto dell’incenso.
Metacritic, con la discrezione dell’amico che durante la festa ricorda che il conto prima o poi arriverà, ridimensiona appena l’euforia: 66 su 100 dalla critica e 8,1 dagli utenti. Il film è dunque piaciuto molto, ma non nello stesso modo. Rotten Tomatoes conta quanti hanno detto sì; Metacritic, meno romantico, prova anche a capire con quanto entusiasmo lo abbiano detto.
Poi ci sono gli incassi. Nel primo fine settimana il film ha raccolto 355 milioni di dollari negli Stati Uniti e in Canada e 927 milioni nel mondo, ottenendo il secondo miglior debutto della storia del cinema, dietro soltanto ad Avengers: Endgame. Ha mancato il record per una cifra che, nel bilancio di una major, probabilmente viene indicata sotto la voce «spiccioli caduti dietro il divano».
Questi numeri non dimostrano che ogni scelta narrativa funzioni. Dimostrano però che il film ha centrato il proprio pubblico con una precisione che Spider-Man, in confronto, usa soltanto per attaccare le ragnatele. Affetto, nostalgia e desiderio di ritrovare Tom Holland sono diventati un evento globale. Liquidare tutto come indulgenza sarebbe troppo facile: bisogna capire che cosa milioni di spettatori abbiano trovato nel film, anche quando il film si era dimenticato di mettercelo.
Un Peter Parker finalmente adulto
La lode più ricorrente riguarda Tom Holland. Chi ha apprezzato il film ha visto nella sua interpretazione un Peter Parker finalmente cresciuto: più stanco, più malinconico, appesantito dal lutto e dalla consapevolezza di non poter recuperare la vita precedente. Holland abbassa lo sguardo, tace al momento giusto e porta sulle spalle un dolore credibile. La sceneggiatura, riconoscente, gli consegna anche tutto il resto e va a prendersi un caffè.
Per molti spettatori questa maturità emotiva basta a sostenere il film. Peter non deve essere mostrato mentre paga l’affitto, studia, lavora o cerca di capire chi finanzi il suo assortimento tecnologico: è sufficiente che sembri soffrire bene. La recitazione diventa così il deposito bagagli delle intenzioni narrative, comprese quelle che la storia ha lasciato sul marciapiede.
Si può riconoscere a Holland una prova convincente e, nello stesso tempo, ricordare che un attore non può costruire da solo la vita quotidiana del personaggio. Uno sguardo malinconico racconta un dolore; non paga le bollette, non prepara gli esami e non sostituisce quella lotta continua contro la normalità che ha sempre distinto Peter Parker da un qualunque supereroe con un buon reparto marketing.
Chi ha amato Brand New Day ha premiato soprattutto la presenza emotiva dell’attore. Ha visto un Peter adulto perché Holland riesce a sembrarlo, anche quando il film dichiara la sua maturità con la stessa cura con cui si aggiunge «ottima conoscenza del pacchetto Office» a un curriculum.
La solitudine come sentimento
Un secondo elemento molto apprezzato è la solitudine. Le recensioni favorevoli hanno letto il film come una storia sul lutto, sull’isolamento e sul bisogno di ricostruire una comunità dopo aver perduto ogni legame riconoscibile. Peter avrebbe trasformato Spider-Man in un lavoro a tempo pieno per non affrontare ciò che gli è accaduto: una strategia emotiva discutibile, ma almeno senza cartellino da timbrare.
Questa lettura funziona se si considera la solitudine esclusivamente come uno stato interiore. Peter può sentirsi solo anche quando è circondato da persone: gli alleati non restituiscono May, MJ e Ned, né riempiono automaticamente il vuoto. Fin qui nulla da obiettare. Si può essere soli anche in una chat di gruppo con cinquanta partecipanti.
Il problema è che il film non racconta soltanto un uomo che si sente solo: lo presenta come un crociato operativo isolato, deciso a fare tutto da sé. Eppure ha contatti con Vedova Nera, può raggiungere Banner, intrattiene un rapporto già consolidato con il Punitore e riceve perfino la telefonata di una poliziotta che si preoccupa per lui. Più che un eremita, sembra uno con un’agenda sociale discretamente piena.
Chi ha apprezzato il film ha accettato la solitudine perché il film la pronuncia con convinzione. Chi lo ha criticato ha avuto l’impudenza di guardare anche le scene successive. Peter può essere emotivamente devastato, ma non è abbandonato dal mondo. La differenza tra sentirsi soli ed essere soli poteva diventare il cuore del racconto; resta invece un esercizio che il film assegna allo spettatore per casa.
Tom Holland e Zendaya come centro emotivo
Per molti, il rapporto tra Peter e MJ rappresenta il vero cuore della pellicola. Holland e Zendaya possiedono una familiarità costruita negli anni e riescono a rendere significativo anche un silenzio, uno sguardo esitante o un dialogo che avrebbe bisogno di assistenza tecnica. Il pubblico porta con sé la memoria dei film precedenti e accredita automaticamente emozione sul conto corrente di ogni nuovo incontro.
È comprensibile. Quando due personaggi sono stati amati a lungo, basta rimetterli nella stessa stanza e metà del lavoro è già stato svolto dai ricordi dello spettatore. Il film utilizza bene questa eredità sentimentale: una forma di capitale emotivo che, a differenza delle finanze di Peter Parker, non sembra mai esaurirsi.
Rimane però la domanda che Brand New Day evita con l’agilità del suo protagonista: perché il sacrificio di Peter non vale più? Si era allontanato per proteggere MJ e Ned. Ora rientra nelle loro vite e il film presenta il ritorno come una scelta matura, senza affrontarne davvero l’ambiguità, l’egoismo o la debolezza.
Chi ha amato queste scene ha premiato l’emozione prodotta dagli attori. Chi le ha giudicate con maggiore severità ha chiesto il passaggio successivo: Peter ha capito che non può decidere al posto degli altri, oppure è semplicemente incapace di sopportare ancora la propria rinuncia? La seconda possibilità sarebbe stata meno edificante, ma molto più umana. E soprattutto avrebbe richiesto una sceneggiatura, inconveniente non sempre gradito nei grandi eventi.
Il ritorno alle strade di New York
Un altro punto favorevole è il ritorno a una dimensione urbana. Dopo multiversi, minacce cosmiche e catastrofi capaci di coinvolgere intere realtà, molti spettatori desideravano rivedere Spider-Man tra i palazzi di New York, impegnato in combattimenti più fisici e in problemi vicini alla sua tradizione. Dopo anni di portali dimensionali, anche un cassonetto ben posizionato può sembrare neorealismo.
Da questo punto di vista il film offre immagini efficaci. Le oscillazioni tra i grattacieli, alcune riprese in prima persona, il dinamismo di Holland e la concretezza di certe sequenze restituiscono il piacere immediato di vedere Spider-Man nel proprio ambiente naturale. Quando acquista velocità, il film ritrova per qualche minuto l’energia che dovrebbe accompagnarlo. Poi rallenta e torna a ricordarsi di avere sette sottotrame da servire.
Per una parte del pubblico, questo ritorno fisico alle strade equivale già a un ritorno alle origini. Non è una reazione assurda: dopo anni di universi paralleli e riunioni condominiali tra supereroi, perfino un vicolo di Manhattan può sembrare una conquista del realismo.
Ma ambientare la storia a New York non significa automaticamente recuperare lo Spider-Man di quartiere. Peter continua a disporre di tecnologia costosa, contatti supereroistici e una vita materiale amministrata fuori campo da un misterioso ufficio competente. È tornato nelle strade, ma non nei problemi che rendevano quelle strade importanti.
Azione, camei e piacere dell’universo condiviso
Chi si è divertito ha apprezzato anche l’azione, il rapporto tra Spider-Man e il Punitore e la quantità di personaggi riconoscibili. Hulk, Scorpion, Banner e gli altri collegamenti all’universo Marvel offrono la rassicurante sensazione che ogni apparizione possa annunciare altri film, altre serie e altri biglietti da acquistare con senso di responsabilità.
Questa è una delle grandi forze del cinema seriale: un personaggio non deve necessariamente essere indispensabile alla trama. È sufficiente che entri in scena. Il pubblico lo riconosce, ricorda le avventure precedenti e anticipa quelle successive. La presenza diventa evento; la funzione narrativa, eventualmente, verrà comunicata in seguito.
Hulk arriva, combatte e se ne va. Scorpion viene posseduto, affronta Spider-Man e viene sconfitto. Per chi cerca soprattutto spettacolo, sono parentesi dinamiche. Per chi cerca una costruzione rigorosa, sono scene che occupano tempo senza trasformare nessuno. Hulk, almeno, ha la cortesia di non trattenersi troppo.
Qui si apre anche una curiosa classifica cromatica della resistenza fisica di Spider-Man. Hulk lo colpisce con una violenza che, per qualunque altro essere umano, richiederebbe più autopsie che cure; Peter si rialza senza un graffio degno di nota. Poco dopo, gli assassini della Mano – eccellenti combattenti marziali, ma pur sempre esseri umani vestiti di rosso – gli riducono il volto a una carta geografica.
Non è necessario aprire un convegno sulla fisica dei supereroi. Basta chiedere al film di rispettare la gerarchia di forza che ha appena mostrato. Se il verde non lascia segni e i rossi sì, Peter non resiste ai colpi in base alla propria struttura fisica, ma alla posizione raggiunta dal minutaggio. Nel finale deve arrivare tumefatto e vulnerabile, quindi la Mano improvvisamente picchia più forte di Hulk. I rossi battono il verde: non in un torneo di arti marziali, ma al tavolo degli sceneggiatori.
Le recensioni moderatamente positive ammettono spesso che il film è sovraffollato, che alcuni personaggi vengono liquidati in fretta e che la mutazione di Peter non riceve lo sviluppo promesso. La differenza è semplice: per chi lo promuove, azione, cuore e Tom Holland compensano la confusione; per chi lo boccia, una scena inutile non rimane neutrale. Consuma ossigeno narrativo, che in questo film era già razionato.
Il pubblico cresciuto con Tom Holland
La spiegazione più importante, però, non riguarda soltanto il film. Riguarda il pubblico. I ventenni sono cresciuti con questo Spider-Man: lo hanno conosciuto adolescente, visto entrare negli Avengers, morire, tornare, perdere zia May e rinunciare a MJ. Holland non è semplicemente una versione del personaggio; è un compagno di classe che nel frattempo ha imparato a lanciare ragnatele e a fatturare quasi un miliardo in un fine settimana.
Adesso questa intuizione ha anche un dato concreto: nel weekend d’esordio la fascia tra i diciotto e i ventiquattro anni è risultata la componente più numerosa del pubblico nordamericano. Non significa che il film sia piaciuto soltanto ai giovani, ma conferma che il suo centro emotivo coincide con la generazione che segue Holland da un decennio e riconosce nella sua malinconia una forma della propria crescita. È difficile giudicare con freddezza qualcuno che, cinematograficamente, hai visto prendere il diploma.
Quando il rapporto affettivo diventa così forte, il giudizio cambia. Un ritorno vale più di una costruzione narrativa, una citazione emoziona prima di essere valutata e una contraddizione può essere ricucita con i ricordi dei film precedenti. Brand New Day non racconta sempre fino in fondo i rapporti che mette in scena: conta sul fatto che il pubblico abbia già fatto i compiti nelle puntate precedenti.
Non costruisce interamente la solitudine di Peter: utilizza il ricordo del finale precedente. Non rende pienamente credibile il ritorno di MJ: sfrutta l’affetto per la coppia. Non deve spiegare perché il Punitore sembri già un parente acquisito: basta che Jon Bernthal entri in scena e assuma l’espressione di chi potrebbe sistemare la faccenda senza chiamare l’amministratore. È nostalgia applicata alla sceneggiatura: molto più potente del senso di ragno e decisamente meno costosa.
Il successo non assolve il film
Davanti a un debutto da 927 milioni di dollari, il rischio è trasformare il botteghino in una sentenza critica: se così tante persone sono entrate in sala e ne sono uscite contente, allora il film deve essere riuscito. Ma l’incasso misura prima di tutto il desiderio di vedere un’opera. Altrimenti dovremmo concludere che ogni ristorante pieno serva necessariamente la migliore carbonara della città.
Sono dati importanti, e ignorarli sarebbe sciocco. Dicono che Brand New Day ha offerto al proprio pubblico ciò che desiderava: Holland più adulto, Zendaya, New York, dolore riconoscibile, alleati amati e la sensazione che ogni cameo appartenga a qualcosa di più grande. Non dimostrano però che la solitudine sia costruita bene, che la mutazione abbia una soluzione credibile o che il riavvicinamento a MJ affronti davvero il sacrificio precedente. Il botteghino conta i biglietti, non chiude i buchi di trama.
Un successo enorme può convivere con una scrittura fragile. Il cinema seriale contemporaneo ha perfezionato questa convivenza: il pubblico porta da casa una parte dell’emozione, il film fornisce volti, musica e immagini capaci di riattivarla, e la sceneggiatura può permettersi di lasciare qualche stanza senza mobili. Gli spettatori, affezionati, arrivano con divano, lampada e perfino le tende.
Perciò i numeri non smentiscono la critica negativa. La completano. Mostrano che il film non è stato accolto nonostante i propri limiti, ma dentro un patto nel quale quei limiti contavano meno di Holland, MJ e della possibilità di rientrare ancora una volta in quell’universo. È un trionfo industriale e sentimentale. Sul trionfo narrativo, la commissione si è aggiornata a data da destinarsi.
Il film che voleva essere
In definitiva, chi ha apprezzato Spider-Man: Brand New Day ha premiato cinque elementi: intenzioni, interpretazioni, confezione, coinvolgimento affettivo e piacere dell’evento. I risultati dei primi giorni mostrano che non si tratta di una minoranza indulgente, ma del pubblico dominante del film. La minoranza, a questo punto, siamo noi e il montatore che avrebbe tagliato la scena di Scorpion.
Quel pubblico ha visto una storia sul lutto, sulla crescita, sulla solitudine e sulla necessità di accettare l’aiuto degli altri. Ha apprezzato Holland e Zendaya, il ritorno a New York, le acrobazie e il piacere di ritrovare personaggi conosciuti. Ha considerato sufficienti le emozioni suggerite, anche quando la trama le lasciava prive di documenti.
Il giudizio negativo nasce da una domanda meno festosa: tutto ciò che il film vuole raccontare viene davvero mostrato? La solitudine è dichiarata, ma Peter è circondato da alleati. La povertà appartiene al mito, ma non produce conseguenze. Il dottorato esiste nei dialoghi, non nella sua giornata. Il ritorno da MJ viene approvato senza affrontarne la contraddizione. La mutazione si controlla improvvisamente e il lutto della telepate viene risolto con una breve visita nella memoria di zia May: terapia intensiva, ma con durata da parcheggio gratuito.
In sostanza, chi lo ha amato ha visto il film che Brand New Day racconta di essere. Chi lo ha criticato ha visto ciò che accade sullo schermo. Il successo di questi giorni non elimina la distanza tra i due film: dimostra soltanto quale dei due il pubblico desiderasse vedere, e quanto fosse disposto a collaborare per completarlo.
Il primo è malinconico, adulto e profondamente umano. Il secondo è confuso, affollato e sostenuto soprattutto dall’affetto per il protagonista. Il vero superpotere di Tom Holland, almeno questa volta, non è arrampicarsi sui muri: è convincere una generazione intera a vedere anche le scene che la sceneggiatura si è dimenticata di scrivere. Con 927 milioni di dollari nel primo fine settimana, bisogna riconoscere che il potere funziona magnificamente.